Impianti pubblicitari a Vibo, il Consiglio di Stato: "Sono abusivi". Il Comune è pronto a demolirli
Il Consiglio di Stato (Quinta sezione) ha respinto il ricorso di tre società vibonesi proprietarie degli impianti pubblicitari installati sul territorio comunale. Disco rosso dai massimi giudici amministrativi a Pubbliemme, Affitalia Outdoor e Technofoto New 2000 - Ige i cui impianti risultano difformi rispetto alle indicazioni di legge. In particolare dopo l'adozione del nuovo piano degli impianti pubblicitari nell'aprile 2014, il Comune di Vibo Valentia aveva invitato la Pubbliemme ad esibire l'autorizzazione in corso di validità dei propri impianti e verificare se essi fossero conformi alla nuova normativa. Seguivano le richieste di autorizzazione avanzate dalla società, respinte dall'ente perchè gli impianti pubblicitari erano stati giudicati "abusivi ed installati in violazione del codice della strada e del nuovo regolamento comunale". La Pubbliemme come le altre due società (tutte difese dagli avvocati Giovanni Spataro e Maria Carioti) si rivolgevano al Tar Calabria, che però respingeva il ricorso. Così, l'azienda di Vibo Marina decideva di rivolgersi al Consiglio di Stato, che pure ha respinto l'appello, dando ragione al Comune.
Verdetto senza appello. Nelle motivazioni della sentenza, spiega che gli impianti della Pubbliemme non avevano il necessario titolo autorizzatorio e comunque risultavano in contrasto con le disposizioni del codice della strada e del regolamento sulla pubblicità. In particolare alcuni impianti risultavano completamente privi di autorizzazione; un altro risultava demolito; un altro aveva dimensioni non conformi a quelle autorizzate dalla Capitaneria e dal nulla osta comunale. Per un altro impianto, si legge, "era stata acclarata l’anomala circostanza (per sé, di nuovo, complessivamente confermativa della prospettata assenza dei requisiti di legge) per cui, rispetto al medesimo impianto, erano state rinvenute, presso gli uffici della polizia municipale, ben tre 'autorizzazioni', dotate dello stesso numero di protocollo, concernenti il medesimo impianto e recanti un’indicazione dimensionale del cartellone ogni volta differente e, comunque, non corrispondente alle dimensioni effettive dell’installazione (ciò che, incidentalmente, aveva indotto, con il sospetto della sussistenza di fatti di rilevanza penale, alla trasmissione degli atti alla competente Procura della Repubblica, cui aveva, peraltro, fatto seguito l’avviso di conclusione delle indagini preliminari)".
Le motivazioni della difesa. Neppure sono state ritenute ammissibili le giustificazioni della Pubbliemme in relazione a taluni impianti, collocati in Via Spogliatore, in Via Affaccio ed a Vibo Marina, per i quali la società ha tentato di dimostrare che non fossero in contrasto con il codice della strada: per essi è stata ritenuta “persuasiva la replica dell'Amministrazione”. Il Consiglio di Stato ha respinto la tesi della Pubbliemme, secondo la quale i cartelloni dovevano ritenersi autorizzati in base al silenzio-assenso, poiché in questa materia il silenzio assenso non è applicabile. E neppure avere pagato l'imposta sulla pubblicità può giovare alla Pubbliemme, considerato che l'obbligo di pagamento dell'imposta scaturisce già per il solo fatto di aver esposto un cartello, indipendentemente dal fatto che sia abusivo o meno. La Pubbliemme ha pure lamentato di non essere stata preavvisata e coinvolta nel procedimento: anche questa contestazione è stata respinta dal Consiglio di Stato, considerato che il provvedimento finale non sarebbe stato diverso neppure se la società fosse stata coinvolta nel procedimento. Altro motivo di ricorso riguarda la decisione del Tar di dichiarare irricevibile il ricorso della Pubbliemme poiché non ha contestato nei termini previsti il nuovo Piano comunale degli impianti pubblicitari: pure in relazione a tale aspetto, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso, confermando la sentenza di primo grado.
Verso la demolizione. Questa sentenza accelera l'iter di demolizione degli impianti pubblicitari per il quale il Comune aveva emanato nelle scorse settimane un'apposita ordinanza chiedendo un preventivo ai vigili del fuoco del Comando provinciale di Vibo Valentia. L'obiettivo del commissario prefettizio Guetta è chiaro: riaffermare la legalità sul territorio.
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