Erano stati arrestati nel novembre scorso con l’accusa di detenzione abusiva di armi e ricettazione. Reati aggravati dalle finalità mafiose

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E' stata la volta oggi dei primi tre testi della pubblica accusa nel processo che vede imputati dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia (presieduto dal giudice Lucia Monaco) Rinaldo Loielo, 25 anni, e Valerio Loielo, 22 anni, entrambi di Ariola di Gerocarne ed arrestati nel novembre scorso. Sono accusati dei reati di detenzione illegale di armi (un fucile a pallettoni con matricola abrasa calibro 12, cinque cartucce a pallettoni ed una pistola revolver calibro 357 marca Smith & Wesson con matricola abrasa caricata con 5 proiettili dello stesso calibro) e ricettazione delle stesse. I reati sono aggravati dal metodo mafioso in quanto le armi sarebbero state detenute per agevolare la cosca di appartenenza, ovvero quella dei Loielo impegnata nella faida contro il gruppo rivale degli Emanuele.

carabinieri cappello

Il capitano dei carabinieri Valerio Palmieri, alla guida del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia, rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo, ha spiegato in aula la genesi dell'attività di indagine, che ha portato il 7 novembre 2015 al rinvenimento delle armi in un terreno ed una porcilaia di proprietà dei Loielo, ripercorrendo alcuni fatti di sangue.

Valerio Loielo il 5 novembre 2015 era infatti rimasto vittima di un tentato omicidio. Era poi scampato ad un altro agguato nel luglio 2014 mentre si trovava in auto insieme alla madre. Il 22 ottobre 2015 a scampare ad un agguato era stato invece Antonino Loielo che viaggiava in auto con a bordo la compagna in stato di gravidanza, il figlio Alex Loielo e due ragazze minorenni. Fatti di sangue che l'investigatore dell'Arma ha ricollegato al ferimento di Giovanni Emmanuele (ritenuto vicino agli Emanuele di Ariola), all'omicidio di Antonino Zupo in contrada Comunella di Gerocarne, all'omicidio di Domenico Ciconte nel settembre 2012 a Sorianello, al tentato omicidio di Domenico Tassone in cui è rimasto ucciso per errore il 19enne Filippo Ceravolo, sino all'omicidio di Salvatore Lazzaro nell'aprile 2013.

Rinaldo Loielo

Il capitano Palmieri ha quindi spiegato che per il ritrovamento delle armi decisiva si è rivelata un'intercettazione ambientale dell'8 novembre 2015 in casa di Rinaldo Loielo 8cl. '95) in cui i carabinieri hanno ascoltato lo scorrimento di una pistola.

Sul ritrovamento delle armi si è quindi soffermato il maresciallo Barbaro Sciacca, comandante della Stazione dei carabinieri di Soriano Calabro, mentre l'ispettore della polizia Giovanni Catanzaro ha riferito in ordine ad alcune riunioni nel bar "Tony" di Nicotera Marina fra Pantaleone Mancuso (Scarpuni) e Rinaldo Loielo e poi anche sul rinvenimento di un potente ordigno esplosivo di circa tre chili che sarebbe stato ceduto a Rinaldo Loielo dal boss di Nicotera e Limbadi, Pantaleone Mancuso per alimentare la guerra di mafia che nelle Preserre vibonesi vede contrapposti il clan Loielo (alleato a sua volta al clan Patania di Stefanaconi) al clan rivale degli Emanuele alleato ai Battaglia-Fiorillo di Piscopio. 

Rinaldo Loielo è difeso dagli avvocati Francesco Sabatino e Salvatore Staiano, mentre Valerio Loielo è assistito dagli avvocati Domenico Joppolo e Salvatore Staiano. Prossima udienza il 6 luglio. (g.b.)