L’estasi di Dasà nella 'Ncrinata: il martedì in cui la fede si fa storia e abbraccio (VIDEO)
Dal 1711, il centro del Vibonese rinnova il patto con le proprie radici nel commovente incontro tra la Vergine e il Risorto. Un rito ancestrale che travalica il tempo
Mentre il mondo riprende il ritmo frenetico del dopo-Pasqua, Dasà si ferma per vivere il suo istante di eternità. Il Martedì dell’Albis non è una data qualunque sul calendario, ma il battito cardiaco di una comunità intera che si ritrova attorno alla 'Ncrinata, un rito che dal lontano 1711 non ha mai smesso di far vibrare le anime e di raccontare chi sono i dasaesi. È un atto vitale, un’emozione collettiva che trasforma la fede in carne e la memoria in presente.
La sacra rappresentazione ha inizio in un’atmosfera carica di attesa mistica, con l’intronizzazione della statua della Madonna della Consolazione. Tra canti che profumano di antico e preghiere sussurrate da labbra giovani e anziane, la processione si snoda come un fiume di popolo verso il Calvario. In ogni passo dei portatori, in ogni sguardo rivolto al cielo, si legge il peso di una tradizione che non è folklore, ma linfa vitale. La comunità si mobilita all'unisono, dimostrando che l'appartenenza a queste terre passa attraverso il sacro legame con i propri simulacri.
Il culmine dell'evento è un’esplosione di gioia che tocca le corde più profonde dell'identità culturale locale. La 'Ncrinata — l'inchino — tra la Madre e il Figlio Risorto non è solo una coreografia di statue, ma il simbolo della vittoria della vita e della speranza. Quando le due effigi si trovano l'una di fronte all'altra, il silenzio della folla si scioglie in un boato di commozione: è il momento in cui Dasà riconosce se stessa, le sue fatiche e la sua resilienza, rispecchiandosi in quel gesto di divina consolazione.
Per Dasà, questo rito rappresenta l'àncora che tiene unito il borgo nonostante le sfide della modernità e dello spopolamento. Celebrare la 'Ncrinata oggi significa ribadire che la storia non è fatta solo di libri, ma di gesti condivisi, di sudore sotto le stanghe e di una devozione che si tramanda come il bene più prezioso. È la festa della vita che si rigenera, un appuntamento in cui ogni cittadino, residente o lontano, si sente parte di un unico, indissolubile corpo sociale, unito da una fede che sfida i secoli.
