Bilancio falsificato a Ricadi: sindaco, giunta e consiglieri davanti al giudice il 24 giugno (NOMI)
Fissata l'udienza preliminare per gli undici indagati nell'inchiesta sui conti del Comune. L'accusa ipotizza delibere fantasma e un buco occultato da 5 milioni
C’è una data chiave per l’inchiesta che ha scosso il Comune di Ricadi. Il prossimo 24 giugno 2026, l’intera catena di comando dell’ente locale — tra cui il sindaco, il vicesindaco, tre assessori, quattro consiglieri e due funzionari — dovrà comparire davanti al gip del Tribunale di Vibo Valentia, Roberta Ricotta. In quella sede si deciderà se disporre il rinvio a giudizio per gli undici indagati, accusati a vario titolo di aver falsificato atti pubblici nella gestione delle casse comunali.
Il provvedimento del giudice accoglie la richiesta avanzata dalla Procura (guidata all'epoca da Camillo Falvo) a conclusione di una complessa indagine delegata alla Guardia di Finanza.
L'origine del caso: la denuncia e il blitz
L’inchiesta è nata dalla denuncia di Mirella De Vita, ex responsabile dell'area economico-finanziaria dell'ente, che si era rifiutata di riconoscere debiti fuori bilancio per circa 5 milioni di euro.
Da lì erano scattati gli accertamenti delle Fiamme Gialle, culminati nel clamoroso blitz del 17 luglio 2024 con perquisizioni in Comune e nelle abitazioni di alcuni indagati, mirate all'acquisizione di una massiccia mole di documenti contabili.
Un "buco" da 5 milioni: le cifre della Procura
Al centro dell’impianto accusatorio c’è il bilancio di previsione 2022-2024, che secondo gli inquirenti non avrebbe restituito un quadro fedele della salute finanziaria del Comune, nascondendo un disavanzo complessivo superiore ai 5 milioni di euro attraverso la sovrastima delle entrate e l'omessa registrazione di pesanti passività.
Nello specifico, la Procura contesta entrate gonfiate e una sovrastima complessiva di 1,66 milioni di euro, che include un'alterazione degli equilibri di bilancio 2022 per 214.800 euro e l'inserimento irregolare di 1,45 milioni legati ai proventi dell'acquedotto. Al contempo, contestata la mancata iscrizione a bilancio di 2,68 milioni di passività, tra cui un debito da 1,4 milioni per il depuratore di località Argani (contabilizzato per soli 294mila euro) e pendenze verso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione per 3,48 milioni di euro (di cui 2,1 milioni privi di delibera di riconoscimento).
Il giallo dei visti contabili sulle delibere
Oltre ai numeri del bilancio, nel mirino della Guardia di Finanza sono finite numerose delibere approvate tra la primavera e l’estate del 2022. I provvedimenti riguardavano svariati settori: dai lavori pubblici (messa in sicurezza, progetti idrici a Capo Vaticano, la riqualificazione del "Guardiano del Faro" a San Nicolò) fino alle manifestazioni estive e alla valorizzazione del Borgo di Santa Domenica. Secondo l'accusa, su questi atti compariva formalmente il visto di regolarità contabile che però non sarebbe mai stato effettivamente apposto dal responsabile finanziario, violando apertamente l'articolo 49 del Testo Unico degli Enti Locali.
Tutti i nomi a rischio processo
L'udienza del 24 giugno stabilirà il destino giudiziario dei vertici del Comune costiero. Gli indagati che rischiano il processo sono:
- Nicola Tripodi (Sindaco)
- Domenico Locane (Vicesindaco)
- Albino Mollo, Luana Mazzitelli, Francesca Loiacono (Assessori)
- Domenico Tomaselli, Nicola La Sorba, Andrea Soriano, Daniele Piraino (Consiglieri comunali)
- Vincenzo Calzona (Responsabile pro tempore dell'Area tecnica)
- Filippo Potenza (Segretario comunale)
