Far West a San Gregorio d'Ippona: non regge l'accusa di tentato omicidio
Scarcerati e posti agli arresti domiciliari per detenzione illegale e porto in luogo pubblico di arma da fuoco i congiunti Luigi e Giuseppe Mancuso
Il gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, all’esito dell’udienza di convalida tenuta in carcere, ha disposto oggi l’immediata scarcerazione di Luigi Mancuso, 24 anni, residente a San Gregorio d'Ippona, e di Giuseppe Mancuso, 21 anni, residente a Jonadi, rispettivamente figlio e nipote del boss di Limbadi Giuseppe Mancuso, cl. 49, alias 'Mbrogghja”, da anni recluso dopo una condanna all'ergastolo convertita poi a 30 anni, concedendo ad entrambi i giovani gli arresti domiciliari.

Luigi e Giuseppe Mancuso, difesi dall’avvocato Francesco Sabatino, erano stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto il 9 novembre per la sparatoria verificatasi a San Gregorio d’Ippona nella notte tra il 4 e il 5 novembre e per la quale il pm Barbara Buonanno aveva chiesto la convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere.
Nel corso dell'udienza, i due Mancuso hanno inteso rispondere alle domande del gip ammettendo (per quanto concerne la posizione di Luigi Mancuso) di aver sparato decine di colpi con una pistola calibro 7,65 detenuta illegalmente, ma negando di aver avuto alcun conflitto a fuoco con altri soggetti rimasti ignoti.
Il pm ha insistito per l’applicazione della massima misura del carcere, richiesta alla quale si è fermamente opposto l’avvocato Francesco Sabatino, soprattutto rispetto alla contestazione del tentato omicidio.

Le argomentazioni della difesa sono state accolte e nel provvedimento con il quale vengono concessi i domiciliari ad entrambi i Mancuso il gip, Gabriella Lupoli, rileva che “gli elementi in atto sono allo stato insufficienti ed inidonei, salvo ulteriori approfondimenti in corso, ad integrare i termini del richiesto ragionamento inferenziale, dunque a ricomporre un qualificato quadro di gravità indiziaria del delitto di tentato omicidio nei termini pregnanti e non congetturali richiesti in questa sede”.
Prosegue il gip: “Ancora oscure rimangono le ragioni che avrebbero determinato o indotto ad interrompere l’azione così come non è dato stabilire se le ferite all’ignota vittima siano state prodotte da “fuoco amico, nemico o accidentale” e se questa facesse parte della fazione dei Mancuso o di quella eventualmente avversaria ovvero fosse una presenza casuale (es. passante) con consequenziale impossibilità di abbozzare un movente nella sua funzione eventualmente rivelatrice, rinsaldante ed univocamente orientativa dell’interpretazione dei dati indiziari sia sotto il profilo materiale che intenzionale”.

In conclusione, il gip ha escluso allo stato l’ipotesi più grave del reato di tentato omicidio ed ha ritenuto di concedere gli arresti domiciliari rispetto alla contestazione relativa alla detenzione illegale ed al porto in luogo pubblico della pistola.
La complessa attività di indagine dei carabinieri rimane in corso al fine di accertare le cause del conflitto a fuoco. Entrambi i fermati potranno però attendere agli arresti domiciliari l’esito delle investigazioni. Luigi Mancuso aveva finito di scontare da qualche mese una condanna a 5 anni di reclusione per il tentato omicidio di un romeno avvenuto un paio di anni fa a San Gregorio. Lo straniero era stato colpito ripetutamente con un mattone e ridotto in fin di vita nel corso di una lite. (red 2)
Sparatoria a San Gregorio d'Ippona, svolta nelle indagini: due fermi (NOMI)
