Ucciso e bruciato nel Vibonese: sentenze confermate
Sentenze confermate in cassazione per Liberata Gallace e Fiore d'Elia, i due imputati coinvolti nell'omicidio di Giuseppe Damiano Macrì, 48 anni, di Dinami, ucciso e poi bruciato all'interno della sua autovettura nell'ottobre 2013 per motivi passionali. La Prima Sezione Penale ha, infatti, rigettato il ricorso della Gallace, diventando quindi irrevocabile la sentenza a 20 anni. Rigettato, inoltre, il ricorso del procuratore Generale di Catanzaro contro l'assoluzione di D'Elia, rendendo di fatto in questo caso irrevocabile l'assoluzione "per non aver commesso il fatto".
In particolare, lo scorso agosto la Procura Generale presso la Corte d'Appello di Catanzaro aveva fatto ricorso in Cassazione contro l'assoluzione di D'Elia per l'omicidio del 48enne di Melicuccà di Dinami. Un delitto che, secondo le ricostruzioni fornite nelle varie fasi del procedimento della pubblica accusa, sarebbe avvenuto solo per motivi passionali. D'Elia, 69enne di Gerocarne, difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Cicino, era stato condannato in primo grado a 20 anni, ma poi nel maggio dello scorso anno in appello - i giudici allora avevano riformato il verdetto di primo grado - "per non aver commesso il fatto mentre all'altra imputata, Liberata Gallace, originaria di Gerocarne ma residente a Piani di Acquaro, difesa dall'avvocato Cristian Scaramozzino, era stata ridotta la pena a 20 anni, ovvero quattro in meno rispetto alla sentenza della Corte d'Assise, perché venuta meno alla premeditazione del delitto. Per lo stesso omicidio è stato già condannato in via definitiva Alfonsino Ciancio, 33 anni, figlio di Liberata Gallace che è stato giudicato con rito abbreviato e condannato a 14 anni di carcere. Pena confermata successivamente in Cassazione.
