Il gip distrettuale di Catanzaro Barbara Saccà ha affievolito le misure cautelari di alcuni indagati coinvolti nella maxi-inchiesta “Rinascita Scott”. Dopo l’interrogatorio di garanzia passa dal carcere ai domiciliari Nicola Barba, 57 anni di Vibo Valentia, accusato in concorso con Rocco Tavella di usura aggravata dal metodo mafioso e difeso dall’avvocato Diego Brancia. Ai domiciliari altri due indagati: Cinzia De Vito, 33 anni di Piscopio (difesa dall’avvocato Giuseppe Bagnato) e Francesco Amabile, 35 anni di Parghelia (avvocati Giuseppe Bagnato e Carmine Pandullo) che erano stati arrestati e portati in carcere nel corso del blitz dello scorso 19 dicembre. E’ invece tornata in libertà Maria Carmelina Lo Bianco, 55 anni di Vibo Valentia, moglie di Franco Barba. Era stata arrestata e posta ai domiciliari con l’accusa trasferimento fraudolento di valori. La Lo Bianco è difesa dall'avvocato Diego Brancia.

Al via il Riesame. Da questa mattina è invece iniziata la prima ondata di interrogatori davanti ai giudici del Tribunale del Riesame. Tra i primi ad essere sentito l’ex assessore regionale e commissario straordinario della Sorical Luigi Incarnato. Si sono riservati di presentare l’istanza al Tribunale della Libertà di Catanzaro gli avvocati  Paride Scinica e Salvatore Staiano che difendono rispettivamente due dei principali indagati della maxi inchiesta: il boss di Limbadi Luigi Mancuso e il noto penalista catanzarese ed ex parlamentare Giancarlo Pittelli.

L’operazione “Rinascita Scott”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotta sul campo dai Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Vibo Valentia, è scattata all’alba dello scorso 19 dicembre. Imponenti i numeri: 334 misure cautelari di cui 260 in carcere, 70 ai domiciliari e quattro obblighi di dimora. Complessivamente gli indagati sono 416 e quasi 14mila le pagine che formano l’ordinanza di custodia cautelare.