Sanità vibonese in ginocchio, medico del 118 scrive a Mattarella: "Ci ascolti, abbiamo bisogno di aiuto"
Un accorato appello che la dottoressa Alessia Piperno, medico del Servizio di Emergenza e Urgenza della ASP di Vibo Valentia e delegata provinciale del Sindacato Medici Italiani, ha indirizzato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un grido d’allarme per una sanità in ginocchio.
"Presidente, le scrivo, e mentre lo faccio mi chiedo dove stia trovando il coraggio per farlo. E poi capisco che non si tratta nemmeno di coraggio, bensì di speranza e fiducia in uno Stato che fin dai tempi dei banchi di scuola ho visto come detentore di giustizia, legalità, democrazia. Qualità che ad oggi purtroppo sembrano non interessare la mia splendida terra".
Questo l'incipit della missiva indirizzata dalla dottoressa vibonese al Capo dello Stato.
"Mi chiamo Alessia Piperno, ho 38 anni e sono un medico dell’emergenza-urgenza territoriale (SUEM118). Lavoro a Tropea. Ma sono anche una donna nata e cresciuta in questa terra che per me ha sempre rappresentato, e sempre rappresenterà, “casa”. Sono un medico per scelta presidente, sì, perché prima di essere medico sono stata una paziente incastrata in una diagnosi difficile arrivata dopo 18 anni di dolore. Ed è stato proprio questo a spingermi tra le braccia di Ippocrate, perché potessi io essere capace di aiutare gli altri, perché nessuno merita, come purtroppo a me è successo, di rimanere solo nel proprio dolore, inascoltato. Oggi indosso la mia divisa con grande orgoglio e con orgoglio la indosso nella mia Calabria".
E ancora: "Abito a Vibo Valentia, lavoro per un’ASP commissariata da 10 anni che invece di “riprendersi” sta lentamente scivolando verso la chiusura, nella totale apatia di chi invece dovrebbe riportarla alla luce. Abbiamo avuto persino commissari “che non sapevano di esserlo”… Sono cresciuta in una città che poteva vantare quattro presidi ospedalieri di tutto rispetto, Vibo Valentia, Tropea, Soriano Calabro e Serra San Bruno. Avevamo tutto, compreso il centro grandi ustionati, un reparto di chirurgia generale ed uno di chirurgia d’urgenza, ortopedia, medicina generale, ginecologia, anche il reparto di otorinolaringoiatria e tanti altri. Avevamo tutti i servizi, presidente, avevamo tutto, ora non è rimasto molto. Oggi in Calabria regna il caos, leggo articoli di testate giornalistiche completamente surreali. Reparti che chiudono, personale che manca, presidi inesistenti e la gente comune costretta ad emigrare al nord o a rivolgersi alla sanità privata per potersi curare, per poter fare diagnosi o peggio ancora per “tenere a bada qualche brutto male”. In questi mesi ho provato a chiedere aiuto, prima alla politica locale, poi regionale, ma nessuno ha voluto ascoltare. Troppe cose qui meritano chiarezza, troppe domande meritano una risposta. La sanità pubblica è un bene prezioso ed insurrogabile Presidente, un diritto fondamentale che non conosce differenze di genere né colore politico o orientamento religioso. Oggi le chiedo aiuto, a tutela dei pazienti e di noi sanitari tutti che, consapevoli che davanti a Dio niente possiamo, chiediamo solo le condizioni idonee per poter ben lavorare e lasciare a lui e solo a lui la scelta tra la vita e la morte. Le chiedo scusa se in qualche modo le ho fatto perdere tempo. Abbiamo bisogno che qualcuno ci ascolti oltre ogni notizia riportata su qualsiasi testata giornalistica. Abbiamo bisogno di qualcuno che veda la realtà per quella che davvero è. Abbiamo bisogno di lei Presidente, almeno lei ci ascolti".
