In provincia di Vibo la carenza di anestesisti-rianimatori raggiunge livelli critici: 8 in servizio sui 27 necessari
Nella provincia di Vibo Valentia la carenza di anestesisti-rianimatori raggiunge livelli critici. I tre presidi ospedalieri di Vibo Valentia, Tropea e Serra San Bruno dispongono oggi di 8 specialisti in servizio, a fronte dei 27 necessari per garantire turni regolari e copertura delle urgenze.
A denunciare lo squilibrio è il primario del Reparto di Rianimazione dello “Jazzolino”, Peppino Oppedisano, che sottolinea come il carico di lavoro sia ormai “insostenibile”: poche presenze devono coprire sale operatorie, urgenze ed emergenze su tre strutture.
Personale straniero non riconosciuto per l’attività rianimatoria
Tra gli 8 medici in servizio, tre provengono da Cuba, ma non possono ufficialmente esercitare in area rianimatoria a causa del mancato riconoscimento della loro specializzazione in Italia. Ciò riduce ulteriormente le risorse disponibili e grava ancora di più sui colleghi italiani.
Conseguenze sui pazienti e casi drammatici
La mancanza di un rianimatore ha già provocato ritardi significativi. In un recente episodio, un intervento chirurgico urgente è stato rimandato, spingendo un familiare a minacciare il suicidio per la sofferenza della madre in attesa di cure. «Siamo costretti a scegliere quali urgenze coprire per prime – racconta Oppedisano – ogni minuto di attesa può compromettere la vita di un paziente».
Il fenomeno a livello nazionale
La crisi non riguarda solo la Calabria. In tutta Italia, la carenza di anestesisti e rianimatori è ormai strutturale e imputabile a tre fattori principali: scarsità di specializzandi, i posti nelle scuole di specializzazione non bastano a formare nuovi professionisti; condizioni lavorative pesanti, turni massacranti e stress elevato spingono molti medici verso mete estere o altre specialità; programmazione inadeguata, la pianificazione del fabbisogno medico a medio-lungo termine è carente.
Per evitare il collasso dei reparti di Rianimazione, è urgente predisporre un piano di interventi: aumentare i posti nelle scuole di specializzazione in Anestesia e Rianimazione, migliorare l’attrattività della professione con orari sostenibili, contratti stabili e incentivi economici, rafforzare la valutazione del fabbisogno regionale e nazionale di anestesisti-rianimatori, pianificando l’organico per i prossimi 10–15 anni. «Solo attraverso un’azione coordinata tra Ministero della Salute, regioni e università si potrà invertire la tendenza e garantire ai cittadini calabresi e italiani cure tempestive e sicure».
