Un’inchiesta per omicidio colposo e responsabilità professionale in ambito sanitario è stata aperta dalla Procura della Repubblica di Brindisi per fare piena luce sul dramma avvenuto lo scorso 23 novembre tra le mura dell'ospedale "Perrino". Sotto la lente degli inquirenti sono finiti cinque operatori sanitari – tre medici e due ostetriche – che hanno avuto in carico la paziente durante le fasi cruciali del parto.
​La vicenda riguarda una donna di 30 anni, giunta alla 39esima settimana di gravidanza, che si trovava già ricoverata nella struttura brindisina in fase di travaglio. Secondo quanto ricostruito finora, il monitoraggio del feto non avrebbe inizialmente evidenziato anomalie: i primi tracciati cardio-tocografici mostravano un battito costante e rassicurante.
​La situazione è precipitata in modo repentino proprio a un passo dalla nascita. Durante l’ultimo controllo, i sanitari hanno registrato l’improvvisa e totale assenza di segni vitali nel piccolo. Nonostante l'espletamento del parto, per il neonato non c’è stato nulla da fare: il suo cuore aveva già smesso di battere.
​L’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto per consentire lo svolgimento degli accertamenti irripetibili e definire eventuali responsabilità mediche nella gestione della paziente o nella valutazione dei segnali di sofferenza fetale.
​Il punto di svolta dell'inchiesta è fissato per venerdì, giorno in cui il medico legale Roberto Vaglio eseguirà l'esame autoptico sul corpicino del neonato. Saranno i risultati dell'autopsia a stabilire con esattezza le cause del decesso e a chiarire se la morte potesse essere evitata attraverso un intervento tempestivo o una diversa condotta clinica da parte dell'equipe medica.