RIFLESSIONE | Le luci della speranza al tempo del coronavirus
Il triduo di pasqua tra le mura di San Pietro, senza fedeli e nel silenzio pieno di luce e di canti, di questo tempo inquieto e inquietante. Di questa primavera di morte e sofferenza. Di questi giorni terribili che non dimenticheremo mai. Di queste settimane surreali che ci inducono alla riflessione, alla pacatezza del pensiero e alla necessità di dare sempre più forza forza e vigore al nostro spirito. Di questi mesi drammatici e inattesi che ci stanno mettendo alla prova. Di questo calvario infinito che in tanti stanno vivendo in un letto d’ospedale e senza il conforto dei propri cari.
La chiesa è vuota di popolo, ma piena di suppliche provenienti da ogni dove e forse anche da chi non crede nel Dio che si è fatto Uomo. Non era mai accaduto. Papa Bergoglio parla al popolo di Cristo. La gente nelle case lo ascolta con composta e nello stesso tempo intesa partecipazione. Le sue parole sono dirette, forti, immense, preoccupate, ma piene di speranza. Di quella speranza antica che è da sempre la nostra forza più vera e l’essenza stessa della nostra vita. Di quella speranza che ci accompagna ogni giorno lungo il nostro cammino di uomini fragili, sferzati dal vento sulle vie dolorose del mondo. Papa Francesco parla e nelle famiglie ci si fa il Segno della Croce.
"Non abbiate paura - afferma Francesco - non temete': ecco 'l'annuncio di speranza'. È per noi, oggi. Sono le parole che Dio ci ripete nella notte che stiamo attraversando. Stanotte conquistiamo un diritto fondamentale, che non ci sarà tolto: 'il diritto alla speranza'. In ogni regione di quell'umanità a cui apparteniamo e che ci appartiene, perché tutti siamo fratelli e sorelle, portiamo il canto della vita! Mettiamo a tacere le grida di morte, basta guerre! Si fermino la produzione e il commercio delle armi, perché di pane e non di fucili abbiamo bisogno. Cessino gli aborti, che uccidono la vita innocente. Si aprano i cuori di chi ha, per riempire le mani vuote di chi è privo del necessario".
Papa Bergoglio parla scrutando la Croce. “Tutto andrà bene - afferma il pontefice venuto dalla fine del mondo - diciamo con tenacia in queste settimane, aggrappandoci alla bellezza della nostra umanità e facendo salire dal cuore parole di incoraggiamento ma, con l’andare dei giorni e il crescere dei timori, anche la speranza più audace può evaporare. La speranza di Gesù è diversa. Immette nel cuore la certezza che Dio sa volgere tutto al bene, perché persino dalla tomba fa uscire la vita”. Si, la speranza. La speranza della vita che continuerà a sorriderci nelle albe di città e paesi, nell’ora annoiata del meriggio e durante gli ultimi bagliori di una calda e protettiva giornata d’estate.
