Gioacchino Murat e regno d'Italia, il Rotary dà la parola agli studiosi
"Gioacchino Murat: il brillante condottiero e l’uomo che sognava un’Italia unita". Questo il titolo dell’incontro organizzato dal Rotary club di Vibo Valentia venerdì scorso nel 501 hotel. Il presidente, Pierluigi Lo Gatto, nel salutare i presenti, ha ricordato che il 17 marzo del 1861 si realizzava il sogno di una nazione unita attraverso l’ufficializzazione del Regno d’Italia, cedendo quindi la parola agli illustri relatori per spiegarne il nesso con Gioacchino Murat. L’avvocato Domenico Sorace, studioso appassionato della figura del grande condottiero francese ed autore, fra l’altro, del libro "L’ultima notte di Gioacchino Murat", ha affascinato gli astanti con un'analisi umana e psicologica del personaggio, evidenziandone le contraddizioni ma soprattutto la grande tensione ideale, germe fruttifero dell'unità e dell'indipendenza dell'Italia e premonitore delle moderne costituzioni europee.
Murat, ha raccontato Sorace, ha tentato di realizzare dal Meridione un'impresa che diversi anni dopo si concretizzerà partendo dal Settentrione, dando comunque il via al Risorgimento e ispirando patrioti come il vibonese Michele Morelli e i fratelli Pepe. Altrettanto coinvolgente l’intervento di Giuseppe Pagnotta, presidente dell’associazione Murat di Pizzo, il quale ha sottolineato come l’allora re di Napoli Murat fu il primo a far assumere grande importanza a Vibo Valentia, nominandola Provincia, e ha illustrato lo stato attuale delle ricerche dei suoi resti, alla luce degli ultimi tentativi di reperimento nella chiesa di San Giorgio a Pizzo. Il presidente Lo Gatto ha concluso ribadendo l’importanza di ritrovare le spoglie del grande uomo e re, come doveroso atto nei confronti di colui che, straniero, diede la vita per accendere una scintilla che successivamente infiammò l’Italia intera, e che oggi deve accendere ancora la coscienza civica soprattutto dei cittadini vibonesi.
