di PEPPE SARLO

Finisce nell’archivio degli uomini più amati della città, Pasqualino Galeone, una delle figure più care della Vibo Valentia di ieri. Con lui se ne va un pezzo della Vibo che illuminava la storia, che esercitava fascino per il suo modo di essere non soltanto nella vita sociale di tutti i giorni ma anche nel bel mondo della gioventù emergente che esaltava il bello, l’amicizia, la solidarietà ed il ricco sapore di una generazione che ha reso lucida, appassionante e sempre più viva l’attrazione di questa meravigliosa città. Geniale amico, e perché no, dotato di un fascino anche molto seducente, Pasqualino Galeone era tra i più fedeli interpreti della Vibo animata da chi ne promuoveva l’agone e la rendeva competitiva. Sapeva essere l’amico giusto in ogni frangente, l’uomo adatto a portare conforto in ogni sede perché dotato di una spiccata umanità e sensibilità. Era anche apprezzato oltre che per il suo talento culturale anche per la sua inventiva che gli ha permesso di dare sfogo alla sua innata passione verso l’accattivante pianeta cucina che per qualche tempo lo ha visto principe dell’accoglienza e del buon gusto. Saremo in tanti a rimpiangere la sua bontà, serietà e dolcezza d’animo. Ed in tutto questo svetta il suo fantastico modo di essere marito, padre e nonno.

“Ci lascia nella convinzione di aver dato alla vita – dice Mimmo Piccione, tra gli amici della prima ora giovanile – tutto se stesso perché fortemente innamorato della sua città, dei tantissimi amici che lo hanno circondato e ammirato”. L’ultimo saluto nel Duomo di San Leoluca, dove hanno speso ancora sofferte lacrime di disperazione l’adorabile moglie Esterina Russo, i figli Paolo e Raffaella e famiglie, il fratello Tonio e famiglia ed i parenti tutti.