Maxi-sequestro annullato: due imprenditori rientrano in possesso di 6 milioni di euro (NOMI)
Smontata la tesi delle fatture false per oltre 110 milioni: la difesa dimostra la regolarità dei "premi commerciali" nella grande distribuzione
Colpo di scena giudiziario per le attività del Gruppo Perri, colosso della grande distribuzione organizzata nel Lametino. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha integralmente annullato il sequestro preventivo da circa 6 milioni di euro (per l'esattezza 5.931.426,74 euro) emesso lo scorso aprile nei confronti degli imprenditori Pasquale e Francesco Perri.
Il provvedimento d'urgenza era stato originariamente firmato dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme e successivamente convalidato dal Gip, ma i giudici del Riesame hanno accolto in toto le tesi difensive, disponendo l'immediata restituzione di tutti i beni e delle quote societarie che erano stati bloccati dalla Guardia di Finanza.
Al centro dell'inchiesta della magistratura lametina vi era l'ipotesi che i due fratelli, in qualità di amministratori di fatto e di diritto delle aziende di famiglia, avessero architettato tra il 2010 e il 2020 un mastodontico sistema di fatturazioni per operazioni inesistenti del valore di oltre 110 milioni di euro.
Secondo la Procura, questo meccanismo serviva a evadere le imposte IVA e IRES e a "svuotare" sistematicamente le casse di una specifica consociata, la Nuova Nave srl (poi fallita nel 2021). Il flusso di denaro sarebbe stato giustificato con l'emissione di falsi "premi commerciali" e "contributi promozionali" a favore delle altre ditte del gruppo. Sulla base di questa ricostruzione, agli indagati venivano contestati i reati di emissione e utilizzo di fatture false, bancarotta e autoriciclaggio.
Il castello accusatorio è stato però radicalmente ribaltato davanti al Riesame dal collegio difensivo, composto dagli avvocati Salvatore Staiano e Aldo Ferraro (per Francesco Perri) e Michele Cerminara (per Pasquale Perri).
I legali, supportati da dettagliate consulenze tecniche, hanno smontato la tesi investigativa dimostrando la piena legittimità delle transazioni finanziarie contestate: è stata prodotta la documentazione attestante che i passaggi di denaro non erano fittizi, ma corrispondevano a scambi commerciali reali. Le fatture risultavano emesse in stretta esecuzione di accordi scritti e vincolanti già in essere tra la Nuova Nave srl e le altre sigle del Gruppo Perri. La difesa ha evidenziato come il riconoscimento di premi e bonus promozionali sia una consuetudine assolutamente ordinaria e lecita nella grande distribuzione alimentare, tanto che la stessa società capofila applicava il medesimo schema con i propri fornitori su scala nazionale e internazionale.
I giudici di Catanzaro hanno ritenuto fondati i rilievi dei difensori, decretando la carenza dei presupposti per il mantenimento del vincolo giudiziario. Con la cancellazione del sigillo da 6 milioni di euro, i fratelli Perri tornano così nella piena e legittima disponibilità del proprio patrimonio aziendale e personale.
