A Limbadi porte aperte alla cultura perché “questo paese – ha rimarcato il commissario (il Comune è retto da una terna commissariale dopo lo scioglimento dell’ultima amministrazione eletta per infiltrazioni mafiose) Antonio Reppucci – non deve essere ricordato per essere il “feudo” del clan Mancuso”. Ieri mattina è stata finalmente inaugurata la biblioteca comunale (che occuperà un’ala del palazzo municipale) alla presenza del vescovo monsignor Luigi Renzo, dell’arcivescovo, nonché ex parroco di Limbadi, monsignor Francesco Massara, di don Ennio Stamile di "Libera", l’assessore regionale alla Cultura Maria Francesca Corigliano, della dirigente scolastica dell’istituto “Bruno Vinci” di Nicotera Marisa Piro, del direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese Gilberto Floriano. Da segnalare, come viene riportato da “il Quotidiano del Sud” di oggi, la presenza nella sala consiliare anche di Rosaria Scarpulla e del marito Francesco Vinci, genitori di Matteo, il 43enne assassinato dalla ‘ndrangheta lo scorso anno.

“Quando all’esterno si parla di Limbadi – ha aggiunto Reppucci - si pensa subito alla criminalità, ai Mancuso, come se fossero tutti Mancuso. Si tratta di poche decine di persone, ma c’è una comunità che palpita, che vive, che si impegna, e continueremo a dirlo, potete esserne certi. E’ giusto rendere testimonianza delle cose che tocchiamo quotidianamente in questa comunità”.

L’assessore regionale Corigliano ha, invece, affermato: “La cultura è un mezzo per cambiare la realtà”. Mentre monsignor Renzo ha sottolineato come oltre alla legalità in senso stretto sia necessario “coltivare il senso della giustizia”. Il fatidico taglio del nastro è stato accompagnato dalla musica dell’orchestra “Diego Taverniti”.