Addio Vittoria, la tua vita è stata una corsa ad ostacoli
Non doveva davvero finire così, Vittoria. Ma un destino crudele ti ha trascinato fino in fondo. Ed oggi a noi rimane un dolore quasi senza lacrime, un malessere profondo, intriso di sconcerto, di rammarico, di rabbia. Perchè non si può morire così!
Siamo rimasti due mesi ad attendere che il telefono squillasse, Vittoria cara. Anche se la diagnosi dei medici era stata subito impietosa, ci avevamo sperato, avevamo voluto illuderci di un'illusione destinata a rimanere tale. D'altronde, è sempre venuto difficile a noi che ti abbiamo conosciuto e voluto bene, rassegnarci alla conclusione amara che pure inesorabilmente sarebbe arrivata nella giornata forse più calda dell’estate.
Noi ci speravamo, Vittoria. Noi, i tuoi compagni gazzettari, con cui hai condiviso tanto della tua vita professionale, eravamo convinti che la nostra leonessa, prima o poi sarebbe tornata a ruggire. Per le strade, accanto agli operai licenziati e poi sfrattati di casa, vicino ai disabili abbandonati dal nostro sistema sanitario malato, ma anche insieme agli studenti, dal primo giorno di scuola fino alla notte prima degli esami di maturità. A proposito, mi sono tanto mancati, quest’anno, i tuoi pezzi, Vittoria. E’ mancato il tuo entusiasmo, il tuo sorriso, e a me il tuo richiamo pressochè mattutino in Piazza Municipio. “Ciao Toninooo” e ancora: “Toninooo, buongiorno!”
Una voce squillante, il tuo volto solare, il sudore della giornalista che non “muore” in redazione ma pedala, pedala, pedala, in una corsa contro il tempo con un finale mai scritto e spesso sorprendente.
Tutto questo, da un po’, mancava, anche se la speranza non era mai venuta meno. “Nicola, che sappiamo di Vittoria?” E lui, il nostro “capo” di sempre, emetteva un lungo sospiro che sapeva di gemito, e che la diceva tutta sull’ineluttabilità del tuo destino. Occhi lucidi si sono incrociati per settimane. Ed oggi siamo una squadra privata della gamba più veloce, sensibile, onesta di una onestà sconosciuta, corretta fino all’inverosimile, inossidabilmente fedele ai propri ideali. Quanti insegnamenti lasci a chi prenderà il tuo posto, Vittoria. Quanti ne lasci anche a noi che ti abbiamo voluto bene. Noi che continuiamo a brancolare nel buio nella speranza che tu veda quella luce nella quale fortemente credevi!
