'Ndrangheta, cade associazione mafiosa per genero del boss del Vibonese
In estrema sintesi, essere affiliati alla ‘ndrangheta non comporta che, qualsiasi reato venga commesso, questo debba per forza avere i connotati dell'associazione mafiosa.
A grandi linee è questa la decisione del gup di Milano Guido Salvini che ha condannato in abbreviato, a settembre, Luigi Aquilano personaggio di spicco della 'ndrangheta calabrese e genero del boss di Limbadi Antonio Mancuso a 12 anni di reclusione, ma senza riconoscere l'associazione mafiosa. Lo si evince dalle motivazioni, depositate nelle scorse ore.
Aquilano era stato arrestato nel luglio del 2022 per droga ed estorsioni, gestiva con la moglie Rosaria Mancuso, non indagata, il bar 'La legge dei sapori' in via Manara, di fronte a Palazzo di Giustizia, a Milano.
L'imputazione anche per l'associazione mafiosa era stata contestata dalla pm Alessandra Cerreti, ma era caduta già nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere della gip Lidia Castellucci. Secondo il gup che lo ha comunque condannato, riconoscendo l'aggravante del metodo mafioso per un'estorsione a un imprenditore, Aquilano agiva in “solitaria” nel capoluogo lombardo, non concordando con la ‘ndrangheta i suoi affari né tantomeno chiedendo autorizzazioni. Spesso anzi, come si legge nelle intercettazioni, sottolineava quest'autonomia da qualsivoglia direzione 'mafiosa'. Come quando, ad esempio, diceva: "Io, quello che faccio, lo faccio per i cazzi miei", oppure "stiamo belli per i fatti nostri".
La sentenza è stata emessa oggi con rito abbreviato dal gup Guido Salvini, che ha condannato altri 20 imputati a pene fino a 5 anni (più alte rispetto alle richieste), tra cui 3 anni a Nazzareno Calajò, presunto “ras della droga” alla Barona, storico quartiere popolare di Milano, arrestato lo scorso aprile in un’altra inchiesta su traffici di droga, che ha fatto emergere anche contrasti con ultras della curve di San Siro.
Per Aquilano ed altri il gup, però, non ha riconosciuto l’accusa di associazione mafiosa, mentre per due episodi di estorsione ai danni di imprenditori (uno commissionato da persone che vivevano a Ibiza) ha retto l’aggravante del metodo mafioso.
Il pm Alessandra Cerreti – riporta l’Ansa - aveva chiesto per Aquilano 18 anni. Già il gip Lidia Castellucci nelle indagini aveva respinto 26 richieste di misura cautelare avanzate dalla Procura, facendo cadere l’associazione mafiosa. Aquilano, secondo il gup Salvini, malgrado i suoi presunti legami col clan Mancuso (atti trasmessi ai pm di Catanzaro), si sarebbe mosso in autonomia, senza creare a Milano una “articolazione” della cosca di Limbadi e senza dover ottenere mai “l’approvazione” per agire della “casa madre” in Calabria. Due imputati che erano accusati solo di associazione mafiosa sono stati prosciolti, mentre ci sono stati anche 3 patteggiamenti e quattro rinvii a giudizio.
