In un’Italia che invecchia inesorabilmente tra le scrivanie e nelle fabbriche, Vibo Valentia emerge come una felice eccezione. Secondo l’ultima analisi dell’Ufficio studi della CGIA basata sui dati 2024, la provincia vibonese si piazza sul podio nazionale per la giovinezza della sua forza lavoro nel settore privato: con un’età media di 40,27 anni, Vibo è la provincia più "verde" del Sud e tra le prime tre in assoluto, superata solo da Bolzano (39,95) e Aosta (40,07).

Si tratta di una fotografia in netto contrasto con la media nazionale, che ha sfiorato i 42 anni, segnando un incremento di quattro anni rispetto al 2008. Se a Potenza l'età media schizza a 43,63 anni, Vibo sembra ancora riuscire a garantire quel ricambio generazionale che altrove si è inceppato.

Nonostante il dato positivo, lo studio della CGIA lancia un allarme che riguarda da vicino il tessuto produttivo vibonese, composto in larga parte da piccole e micro imprese. L'invecchiamento della popolazione lavorativa non è solo un numero, ma un vincolo strutturale alla crescita. Nelle piccole aziende, l’uscita dei lavoratori anziani senza un adeguato ingresso di giovani comporta la perdita del "capitale umano invisibile": quelle competenze tacite e conoscenze di processo che non compaiono nei bilanci ma determinano la competitività.

Il rischio per realtà come Vibo è che i pochi giovani disponibili preferiscano le grandi aziende del Nord o i grandi gruppi industriali, attratti da welfare aziendale, percorsi di carriera strutturati e maggiore stabilità percepita. Le piccole imprese locali devono quindi affrontare una doppia sfida: attrarre nuove leve in un mercato del lavoro che premia la dimensione aziendale e gestire la digitalizzazione, che procede più lentamente dove l'età media è elevata.

Il dato di Vibo Valentia rappresenta una risorsa preziosa. Avere una forza lavoro più giovane della media nazionale significa possedere una maggiore predisposizione all'innovazione e una capacità di adattamento superiore. Tuttavia, come sottolinea la CGIA, senza politiche attive per il passaggio generazionale, anche le province più "giovani" rischiano di cadere nella trappola demografica che ha già colpito realtà come Potenza o Terni.

Per il Vibonese, la sfida del prossimo futuro sarà trasformare questo primato anagrafico in un vantaggio competitivo duraturo, impedendo che i propri giovani dipendenti diventino la forza lavoro delle grandi imprese altrove.