“Maggio dei Libri” a Vibo: si è parlato di immigrazione (VIDEO)
Ancora una volta è stato il numeroso pubblico presente a Palazzo Gagliardi a decretare il successo di un’iniziativa con il marchio ViBooK. L’avvio nelle sale del CEV delle manifestazioni del “Maggio dei Libri”, la Campagna Nazionale di promozione della lettura che il Cepell, Centro per il libro e la lettura organizza ogni anno. Ha vissuto una giornata intensa, con la Maratona che dal pomeriggio fino a sera ha coinvolto attraverso la presentazione di 4 volumi uniti da una precisa tematica di riferimento: l’immigrazione.
Leopoldo Carlesimo, Pietro Del Re, Vincenzo Sbrizzi e Mimmo Lucano si sono alternati affrontando i vari ed interessanti aspetti in un confronto inteso con gli studenti del liceo vibonese; Morelli e Capialbi.
I giovani, veri protagonisti di questa maratona targata ViBooK, hanno conquistato soprattutto gli autori che hanno apprezzato la qualità delle analisi e dei loro interventi, confermando il successo di una formula che vede gli studenti presenza attiva e personaggi principali di un modo concreto di fare cultura e promozione della lettura, così come è nello spirito dello staff di ViBooK. Leopoldo Carlesimo, ingegnere prestato alla letteratura ha raccontato le esperienze di quei professionisti che portano le loro qualità ed esperienze tecniche là dove, specialmente in Africa, il lavoro serve per migliorare la qualità della vita. Pietro Del Re, inviato esteri del quotidiano La Repubblica, ha raccontato, attraverso fotografie scattate negli ultimi dieci anni in Africa, i coraggiosi tentativi di rinascita e di sviluppo del popolo africano. Vincenzo Sbrizzi ha invece affrontato le storie di persone che hanno dovuto affrontare il mare per mettere in salvo la propria vita; storie vere di migranti che hanno in comune il viaggio e la sofferenza.
Intenso, poi, il finale con la forte testimonianza di Mimmo Lucano, il sindaco di Riace protagonista di un vero e proprio esperimento sociale di integrazione, modello ammirato in tutto il mondo, ma che invece per la magistratura rappresenta un motivo di condanna, così come avvenuto nella sentenza di primo grado.
