'Ndrangheta in Piemonte, Rosso si difende: non fu voto di scambio
Non fu un voto di scambio: il denaro versato da Roberto Rosso a presunti intermediari della 'Ndrangheta era soltanto un contributo per l'organizzazione sul territorio della campagna elettorale per le regionali del 2019. Sarebbe questa la spiegazione data dall'ex assessore piemontese - in carcere dal 20 dicembre nell'inchiesta Fenice - ai pm della procura di Torino che oggi lo hanno interrogato per quattro ore.
Rosso avrebbe detto che non conosceva i destinatari finali del contributo. A presentarglieli era stata una persona di cui si fidava, l'imprenditrice vercellese Enza Colavito (anche lei arrestata il 20 dicembre), con la quale in seguito tenne i contatti. A quanto si apprende, la somma complessiva di 7.900 versata da Rosso nell'occasione sarebbe stata l'unica a non essere rendicontata durante la campagna elettorale.
