PURGATORIO | I racconti di Mantella, gli avvocati "sponsorizzati" e gli incontri con i poliziotti
Il pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, ha chiesto ed ottenuto dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia l’audizione del nuovo pentito della ‘ndrangheta
E' durata oltre quattro ore la deposizione di Andrea Mantella al processo scaturito dall'operazione antimafia denominata "Purgatorio" che vede tra gli imputati l'avvocato Antonio Galati e gli ex dirigenti della Squadra Mobile di Vibo Valentia Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò. Il collaboratore di giustizia ha risposto prima alle domande del nuovo pm della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Annamaria Frustaci e, poi, a quelle degli avvocati delle difese in un lungo ed articolato controesame. Collegato in video-conferenza da una località protetta, il pentito ha raccontato diversi retroscena tra cui il progetto di uccidere Carmelo Lo Bianco ed Enzo Barba, ha parlato dei rapporti con l'avvocato Antonio Galati e degli incontri con gli ex poliziotti Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò.
IL RESOCONTO DELL'UDIENZA
15.45. Terminata l'udienza. Al termine del controesame, alla luce delle dichiarazioni odierne fornite da Andrea Mantella, l'avvocato Rotundo ha chiesto che venga risentito l'avvocato Antonio Galati. La prossima udienza è fissata per il 16 dicembre. In aula verranno sentiti anche Enzo Barba e Domenico Galati, detto "Schepis", di Maierato.
15.15 Le deduzioni di Mantella. L'avvocato Nucci torna poi sull'incontro in Questura tra Lento e Mantella. Il pentito precisa: "Quando io incontrai Lento in Questura lui non mi disse espressamente 'vedi che io so che devi colpire Barba e Lo Bianco': questa è una mia deduzione. Come è una mia deduzione che dopo il colloquio con Lento le pressioni su di me da parte della polizia si allentarono. Posso dire che hanno messo una telecamera nella mia azienda, avevo la Dda addosso e nel maggio 2010 la Squadra Mobile di Vibo, guidata da Maurizio Lento, mi arrestò per la loro operazione chiamata Goodfellas. Io cercavo un contatto con Lento per essere lasciato in pace, credevo mi perseguitassero ed infatti poi lui mi arrestò. Lento mi disse - conclude Mantella - che se avevo qualcosa da dirgli era meglio che non andavo in Questura. Secondo Lento, altrimenti, gli altri poliziotti chissà cosa avrebbero potuto immaginare quando in realtà non c'era niente". Nel maggio del 2010 Andrea Mantella viene arrestato proprio su indagini della Squadra Mobile di Vibo condotte in prima persona proprio da Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò nell'ambito dell'operazione denominata "Goodfellas" e poi condannato in via definitiva a 4 anni ed 8 mesi per associazione mafiosa. Nella stessa operazione è stato arrestato pure Carmelo Lo Bianco poi condannato in via definitiva a 4 anni di carcere.
14.45 Mantella: "Ho commesso centinaia di attentati". Volge al termine l'udienza. Ultima parte del controesame al quale si sta sottoponendo il pentito Andrea Mantella che adesso risponde alla domande di Maurizio Nucci, difensore di Maurizio Lento. Il collaboratore di giustizia ribadisce di aver raggiunto il grado di "tre-quartino" nella 'ndrangheta. "Il clan Lo Bianco - afferma - ha una trentina di affiliati, ma quelli che prendevano uno 'stipendio' fisso erano una dozzina". Ad un certo punto, Mantella si staccò dai Lo Bianco per formare un gruppo autonomo: "Ho commesso un centinaio di attentati ed altrettante estorsioni". Secondo quanto riferito dal collaboratore di giustizia, la 'ndrangheta unitaria, però, non riconosceva il suo gruppo "poiché era ancora in vita ed attivo Carmelo Lo Bianco".
"Per me - aggiunge Mantella - sin da piccolo Carmelo Lo Bianco era un mito, un idolo, marinavo e saltavo la scuola per andarlo a trovare nel suo chiosco di formaggi. Ero affezionato a lui e volevo salvargli la vita. Il proposito di uccidere lui ed Enzo Barba, detto "Il Musichiere" maturò quando mi accorsi che mi fregava i soldi. Paolo Lo Bianco veniva dopo, lo prendevo o sparavo quando volevo". A proposito di omicidi, Mantella conferma: "Mi ero accordato con Michele Fiorillo di Piscopio per uccidere a Vibo Enzo Barba e Carmelo Lo Bianco. Io in cambio dovevo uccidere per i Piscopisani nell'estate del 2009 l'imprenditore Morelli che aveva un mulino e aveva denunciato i suoi estorsori".
14.30 Mantella su Rodonò. Tocca ora all'avvocato Fenio, dello studio legale di Armando Veneto, che difende l'ex vice capo della Mobile di Vibo, Emanuele Rodonò, proseguire nel controesame del pentito. "Sul dottore Rodonò - afferma il pentito - non ho nulla da dire. L'ho visto solo due volte, più un'altra volta che è venuto ad arrestarmi. Ho appreso del suo arresto dalla televisione in carcere".

14.00 Mantella e gli "avvocati sponsorizzati". Inizia il controesame dell'avvocato Sergio Rotundo, anche lui legale di Antonio Galati. "Anche se un avvocato è libero professionista - dice Mantella - ce ne sono alcuni 'sponsorizzati' da alcuni mafiosi che non possono essere favoriti dalla parte avversa. Io non ho mai favorito Galati". "L'avvocato Galati - sostiene Mantella - si è fatto comprare dai Mancuso. Si diceva che era vicino a Vetrinetta ed Antonio Mancuso. Era uno chiacchierato negli ambienti della criminalità, ma io non sono però mai stato messo a conoscenza di indagini sul mio conto - ha dichiarato Mantella - da parte dell'avvocato Galati e non so quali confidenze il legale possa aver riferito ai Mancuso." Due "rampolli" della famiglia Mancuso, Giovanni Rizzo e Giuseppe Raguseo, gli avrebbero riferito di aver visto Galati "sempre nei casolari e nelle campagne, ma non so se Galati fosse il loro avvocato". Quando ci furono gli arresti il pentito era in carcere con Diego Mancuso che - sostiene Mantella - rimase male per l'arresto dei poliziotti. "Si vergognava - sottolinea - del fatto che secondo quanto appreso dalla televisione se la facevano con i suoi familiari".
13.15 I presunti rapporti tra Enzo Barba e l'avvocato Galati. Nel corso del controesame Mantella conferma di aver conosciuto l'avvocato Galati nel 2004 quando gli è stato presentato a Maierato. "La cortesia di aiutarmi l'ho chiesta - precisa - però solo nel 2009. Dal 2004 al 2009 non l'ho mai visto e dopo quella volta del 2009 al bar non ci ho più parlato. Ci salutavamo e basta. Ho visto Galati entrare nella casa di Enzo Barba con la sua macchina che lasciava parcheggiata nel piazzale. Ho chiesto a Francesco Macrì, il mio autista, di girare in quella zona per capire chi fosse quello sulla Bmw nera. Era il periodo che cercavamo di capire come potevamo uccidere Barba. Confermo che Galati lo andava a trovare anche quando era ai domiciliari". L'avvocato Guido Contestabile chiede poi come Mantella sapeva che Enzo Barba facesse usura per conto dei Mancuso. "Enzo Barba - risponde Mantella - era uno strozzino nato. Lo faceva da sempre.E' una mia deduzione che se Galati andava da Barba non poteva che andarci per questioni di soldi e usura. E' una cosa che io suppongo". Il controesame di Contestabile si conclude con una sorta di confronto tra i comportamenti dell'ex dirigente della Squadra Mobile Maurizio Lento ed il suo predecessore Rodolfo Ruperti. "Lei dice - osserva l'avvocato di Galati - che Lento faceva delle forzature". Mantella risponde: "Ruperti faceva il suo lavoro in modo normale, mi ha arrestato un paio di volte. Non capivo perché il dottore Lento doveva invece essere così esagerato nei miei confronti". Il pentito racconta quindi di quando Ruperti si presentò a casa sua per una perquisizione: "Dovevo stare con le spalle al muro mentre lui mi perquisiva la casa. Mi riferì che si diceva che noi volevamo ucciderlo".
12.45 Mantella e le "divisioni" tra i Mancuso. Prosegue il controesame dell'avvocato Guido Contestabile che chiede al collaboratore di giustizia se sapeva di divisioni all'interno della famiglia Mancuso. "Tra loro - afferma Mantella - chi si alza la mattina per primo vuole comandare. Le indagini dicono che si sono sparati tra loro ma alla fine si sono messi tutti d'accordo. Si sparavano tra loro, la fazione di Ciccio Tabacco e quella di Scarpuni. Alla fine si sono riappacificati perché i Mancuso non devono morire". Come l'ha saputo quindi tale fatto? (domanda del legale). Risposta: "L'ho dedotto". Mantella racconta poi che le "ostilità" con i Mancuso erano iniziate nel 2004. "Sono sempre stato - dichiara - un affiliato al di fuori delle regole che mi venivano imposte. Anche quando ero con i Lo Bianco. Sulle estorsioni a Vibo, i Mancuso dovevano dare una parte al mio gruppo e non noi ai Mancuso, come avveniva invece con i Lo Bianco".

12.30 Inizia il controesame del pentito. Dopo una sospensione di circa un quarto d'ora, riprende l'udienza. Si riparte con il controesame dei legali della difesa. L'avvocato Guido Contestabile, difensore di Antonio Galati, è il primo a prendere la parola e a porre le sue domande ad Andrea Mantella che ricostruisce il periodo di detenzione e sottolinea di aver iniziato a collaborare quando era ormai a fine pena e si trovava nel carcere a Spoleto. "Mi ero prefissato una data di scarcerazione che stava diventando un miraggio. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso". L'avvocato Contestabile chiede se anche qualche congiunto già collaborava con la giustizia e il pentito ha citato il nome di Pasquale Giampà di Lamezia, peraltro suo parente, che avrebbe potuto accusare lo stesso Mantella di aver commesso degli omicidi. Poi il legale di Galati chiede se Mantella abbia mai fatto uso di psicofarmaci: "È una barzelletta avvocato - risponde il pentito -. Le mie condizioni familiari ed economiche erano buone. Mi sostenevano i miei affiliati. Le mie fonti di reddito erano esclusivamente illecite. Mi hanno confiscato tutto". Sulla domanda in ordine al fatto di aver messo a disposizione dello Stato i propri conti illeciti si è invece registrata l'opposizione del pm.
11.45. Mantella, l'avvocato Galati e l'incontro al Cristal. La deposizione del collaboratore di giustizia di Vibo si sofferma poi sui rapporti con un altro imputato del processo, l'avvocato Galati. "Me l'ha presentato a Maierato un certo Domenico Galati, detto "Schepis", che aveva un ovile, forse suo cugino. Me lo presentò - rivela - come un tipo trasiticcio, in gergo uno che sa tenere i contatti con le forze dell'ordine e si dà da fare. Mi disse che se avevamo bisogno potevamo disturbarlo. L'avvocato Galati mi disse che conosceva zio Antonio Mancuso e Vetrinetta. Mi è stato detto che si era messo a disposizione dei Cracolici di Maierato". Mantella, quindi, racconta l'incontro casuale al bar Cristal con l'avvocato Galati. "L'ho incontrato mentre ero con Morelli Salvatore e vidi arrivare l'avvocato Galati che si salutava con il dottore Rodonò seduto con una ragazza che consumava un aperitivo. Ho pensato di approfittarne e ho chiesto a Galati di dire a Rodonò di lasciarmi in pace. Galati mi disse: ora vediamo cosa si può fare. Una mattina venni fermato a San Leoluca dall'ispettore Rubino. Sono andato da Lento per lamentarmi e il dottore Lento mi rispose così: lascia stare questo Rubino che è un cretino. Una sera - ha continuato Mantella - quando ero sorvegliato speciale due ragazzi della Mobile diretta da Rodonó suonarono il citofono di casa mia e mettendo la mano davanti alla telecamera. Dissi di smetterla di oscurare la telecamera altrimenti ci saremmo fatti male in due. Chiesi conto a Lento che mi rassicurò che la prossima volta non avrebbe mandato poliziotti con un'auto in borghese". Secondo quanto riferito da Andrea Mantella con l'ex dirigente Maurizio Lento "c'era un rapporto cordiale": "Ci incontravamo quasi ogni mattina per caso al bar della zia Lisa. Ciascuno si faceva gli affari suoi".
11.30 Mantella e l'incontro con gli ex poliziotti. Rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, il pentito parla di un incontro in Questura con l'ex dirigente della Squadra Mobile di Vibo Maurizio Lento (nella foto). Un episodio che risalirebbe al 2009-2010. "Ero sorvegliato speciale - afferma - e andavo a firmare. Una sera verso le 18 mi ha trattenuto una guardia dicendomi che mi doveva parlare il dottore Lento. Quando sono stato scarcerato il dottore Lento mi perseguitava come dovesse catturare Matteo Messina Denaro. Quella sera ho incontrato il dottore Lento e il dottore Rodonò, non nel loro ufficio, ma nel corridoio vicino a una macchinetta delle bibite. Mi chiamò lui e mi disse che dovevo lasciare in pace Carmelo Lo Bianco e Enzo Barba. Mi disse: so tutto, cerca di capire. Vedi che io quando ero a Reggio ho trattato con boss di un certo calibro e se parlo con te ti ritengo persona capace di capire quello che ti sto dicendo. Io negai tutto e me ne andai. La vita di Carmelo Lo Bianco interessava ad Antonio Mancuso e a Pantaleone Mancuso, detto Vetrinetta. Loro gli portavano soldi, io no. Dunque mi dovevano fermare o con la pistola o ordendo 'tragedie' con le forze dell'ordine. Con Michele Fiorillo di Piscopio avevamo previsto uno scambio: lui doveva far ammazzare uno tra Carmelo Lo Bianco e Enzo Barba e io dovevo far ammazzare Morelli (quello del Mulino) che aveva denunciato i Piscopisani. Il progetto di fare piazza pulita a Vibo e dintorni ci univa. Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni" sapeva che avrei ammazzato Lo Bianco e Enzo Barba. Lui mi dava appuntamenti a Monte Poro o a Mesiano ed io non ci andavo. L'intermediario era Michele Palumbo, poi ucciso".
11.10 Mantella e la tangente per i lavori del nuovo Tribunale. Prosegue la deposizione del pentito che racconta l'escalation criminale: dal primo tentanto omicidio agli anni di carcere e la "rottura" con il clan Lo Bianco. "Ho fatto in tutto 17/18 anni di carcere. Sono stato recluso - ricorda Mantella - dal 1993 al 2002 per l'omicidio e il tentato omicidio ai danni di Ferdinando Manco e Mario Manco di Vibo, entrambi del gruppo Pardea. Il clan Lo Bianco mi pagava gli avvocati e mi sosteneva . Quindi quando sono uscito mi sono riavvicinato a Carmelo Lo Bianco. Venuto fuori dal carcere, ero maturato a livello criminale e volevo fare il salto di qualità. Dissi a Carmelo Lo Bianco che non mi stava bene che lui desse le percentuali ai Mancuso. Lui mi diceva di stare con loro per evitare il carcere e la lupara bianca o di finire ammazzato. Mi sono fatto una forza militare per mettermi al sicuro e poi ho fatto degli omicidi. Siamo stati insieme ancora per qualche anno fino al 2003/2004 quando ho cominciato a fare omicidi per mio conto. Abbiamo preso la tangente anche sui lavori del nuovo Tribunale. I Lo Bianco hanno dato ai Mancuso una quota di quella tangente. I soldi andavano nella cassa comune di Carmelo Lo Bianco e Vincenzo Barba. Nel frattempo vengo coinvolto in un'operazione antimafia, simulo la depressione e vengo posto agli arresti domiciliari. Convocai Nicola Manco, genero di Carmelo Lo Bianco, e gli chiesi di dire a Lo Bianco di mandarmi 70 mila euro. La somma non mi è stata data".
11.00 Inizia la deposizione di Mantella. In video-collegamento da una località protetta il collaboratore di giustizia sta rispondendo alle domande del pm Annamaria Frustaci. "Ho iniziato a collaborare dal 4 maggio 2016 per cambiare vita. Ero stanco di passare le solite giornate nell'ambito della criminalità organizzata e ho deciso di tagliare con il mio passato. Il mio percorso criminale - dichiara Mantella - è iniziato nei primi anni '80. Avevo 12 anni e facevo già delle estorsioni. A 15, 16 anni sono entrato nella 'ndrangheta e sono stato inserito nel gruppo Lo Bianco-Barba. Sono stato attenzionato da Carmelo Lo Bianco perché agivo per conto mio facendo danneggiamenti. Mi sono messo in lista e poi sono entrato nel clan".10.50 Inizia l'udienza. Il Tribunale collegiale presieduto dal giudice Alberto Filardo dà il via al dibattimento. La difesa dell'ex dirigente della Squadra Mobile di Vibo, Maurizio Lento (avvocato Maurizio Nucci) chiede l'acquisizione nelle carceri di Rossano, Spoleto e Roma Rebibbia dell'estratto del registro da cui dovrebbero risultare i colloqui investigativi di Mantella con le forze di polizia al fine di stabilire se ci sono stati e le date in cui sono avvenuti. Il pm Annamaria Frustaci si oppone: "Non si parla di colloqui investigativi e ove vi fossero sarebbe attività su cui vige il segreto istruttorio". Il Tribunale accoglie la richiesta dell'avvocato Nucci riservandosi l'acquisizione alla prossima udienza.
Il programma della giornata. Depone oggi in video-conferenza con l’aula del nuovo palazzo di giustizia di Vibo Valentia - dove è in corso il processo con imputati l’avvocato Antonio Galati e gli ex vertici della Squadra Mobile, Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò - il collaboratore di giustizia Andrea Mantella. Il Tribunale collegiale è presieduto dal giudice Alberto Filardo (a latere i giudici Raffaella Sorrentino e Graziamaria Monaco). Andrea Mantella risponderà prima alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, e poi si sottoporrà al contro-esame dell'avvocato Maurizio Nucci, difensore di Maurizio Lento, dell'avvocato Armando Veneto, difensore di Emanuele Rodonò, degli avvocati Sergio Rotundo e Guido Contestabile, difensori di Antonio Galati.
