Variante Omicron 2 guastafeste: stiamo aspettando l'assalto da un giorno all'altro, come soldati in trincea nel Donbass. Proprio adesso che abbiamo iniziato a respirare senza mascherine all'aria aperta si profila all'orizzonte il nemico. Perché temere un ritorno di fiamma della pandemia? Abbiamo chiesto un parere a due illustri specialisti: Pierangelo Clerici, presidente dell'Associazione microbiologi clinici italiani (Amcli) e Roberto Parrella, vicepresidente Simit, Società italiana malattie infettive. In questi giorni i media riportano notizie preoccupanti sulla variante omicron 2. In questo approfondimento iniziamo dai fatti, poi a seguire le opinioni.

I fatti: la variante omicron 2 di fatto non è entrata in forze in Italia, sono stati riferiti finora solo casi sporadici, ma potrebbe dilagare da un momento all'altro. Al momento sono imprevedibili le conseguenze sulla salute delle persone, i riflessi sui comportamenti e di conseguenza contraccolpi sull'economia e i mercati dovuti a una battuta d'arresto nel processo graduale delle riaperture. Questo accade proprio perché siamo di fronte a una mutazione inedita, che costringerà i primi contagiati a fare da cavia, che siano vaccinati o meno. Terzo punto: abbiamo visto che il virus Sars-Cov2 cambia pelle rapidamente, alla fine dell'inverno dovrebbe mollare la presa, eppure si fa presto a cambiare musica se dovessero farsi strada nuove varianti più diffusive o pericolose. Un ulteriore adattamento del coronavirus, in chiave più contagiosa dei precedenti, potrebbe riaccendere focolai anche in primavera, reinfettare convalescenti, propagarsi ai vaccinati causando sindromi respiratorie. Nei soggetti immunizzati sono sintomi lievi che in teoria, in prima battuta, potrebbero essere scambiati per influenza o allergia. Il virus mutato troverebbe in questo caso un terreno favorevole per resistere fino all'inizio dell'estate. Come i precedenti, questa mutazione può indurre un numero di ricoveri ospedalieri, trasferimenti in terapia intensiva (e vittime) di gran lunga superiore nella fascia di popolazione fragile o non vaccinata.

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