'Ndrangheta nel Vibonese e telefoni in carcere: parte il processo (NOMI)
Il Tribunale, dopo aver ascoltato le parti, si è riservato la decisione sulle ammissioni delle prove e ha rinviato il procedimento al prossimo 28 ottobre 2026
Si è aperto ufficialmente questa mattina, davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Gabriella Lupoli, il troncone ordinario del processo nato dall'operazione "Call Me".
L'inchiesta, condotta sul campo dagli uomini della Guardia di Finanza, punta a fare luce sulle attività di numerosi soggetti ritenuti vicini o intranei al clan La Rosa di Tropea. Al centro dell'impianto accusatorio c'è una fitta rete di comunicazioni illegali: l'indagine ha infatti svelato come diversi detenuti, in un'epoca successiva alla storica operazione "Rinascita-Scott", avessero la piena disponibilità di telefoni cellulari all'interno delle strutture carcerarie, utilizzati per comunicare liberamente con l'esterno.
Nel corso dell'udienza d'apertura, il pubblico ministero, la dottoressa Irene Crea, ha formalizzato le richieste di prova dell'accusa. Il magistrato ha indicato una lista di testimoni che include sia gli investigatori della polizia giudiziaria che numerosi collaboratori di giustizia, riservandosi inoltre di depositare l'elenco definitivo delle intercettazioni (i progressivi) da sottoporre a perizia e trascrizione.
Non si è fatta attendere la contromossa dei difensori. In particolare, l'avvocato Francesco Sabatino — a tutela della posizione dell'imputato Davide Surace — si è opposto con fermezza all'esame di gran parte dei collaboratori di giustizia citati dalla Procura, sostenendo che le loro dichiarazioni sarebbero ormai datate rispetto all'arco temporale dei reati contestati. Sulla stessa linea si sono mossi anche gli altri membri del collegio difensivo, che hanno presentato le proprie liste testimoniali a discarico.
Il Tribunale, dopo aver ascoltato le parti, si è riservato la decisione sulle ammissioni delle prove e ha rinviato il processo al prossimo 28 ottobre 2026, data in cui verranno ascoltati in aula i primi testimoni della Guardia di Finanza. Il team di legali impegnato a tutelare le posizioni degli imputati è composto dagli avvocati Giovanni Vecchio, Gabriella Riga, Tiziana Barillaro, Francesco Sabatino, Michele Accorinti e Sandro D'Agostino. Dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, con rito ordinario, il processo apertosi oggi vede imputati: Francesco La Rosa, 55 anni, di Tropea, alias “U Bimbu”; Alessandro La Rosa, 32 anni, di Tropea (figlio di Francesco La Rosa); Giuseppina Costa, 49 anni, di Zaccanopoli (compagna di Francesco La Rosa); Cristina La Rosa, 34 anni, di Tropea ma residente a Spilinga (figlia di Antonio La Rosa); Davide Surace, 41 anni, di Spilinga (marito di Cristina La Rosa e genero di Antonio La Rosa); Tomasina Certo, 62 anni, di Tropea (moglie del boss Antonio La Rosa); Domenico La Rosa, 41 anni, di Tropea (figlio di Antonio La Rosa); Domenico La Rosa, 88 anni, di Tropea (padre di Antonio e Francesco La Rosa); Carmela La Torre, 44 anni, di Tropea; Loredana Molina, 57 anni, di Tropea; Carmela Addolorato, 88 anni, di Tropea; Piergiorgio Centro, 59 anni, di Tropea; Armando Federici, 33 anni, di Vibo Valentia, ma residente a Bologna; Francesco Federici, 62 anni, di Vibo Valentia; Luigi Federici, 28 anni, di Vibo Valentia (arrestato l’11 aprile scorso dopo un periodo di latitanza); Erminia Bisogni, 57 anni, di Vibo Valentia (madre di Luigi Federici); Angelo Gagliardi, 31 anni, di Guardavalle; Giuseppina Minichini, 46 anni, di Pizzo (moglie di Giuseppe Maiuri); Stefania Pistillo, 43 anni, di Torino; Antonio Prostamo, 37 anni, di Mileto; Ilenia Vetromilo, 39 anni, di Lamezia Terme.
