Parco dei Nonni? Giardino biosalutare? In tempi di restrizione per Coronavirus, vagano le idee – ché quelle, per fortuna, non le puoi fermare, né mandarle in quarantena – e spuntano splendide proposte per “nuovi” spazi verdi per una città, Vibo Valentia, che già si caratterizza per la significativa presenza di un significativo numero di Parchi. Belle idee, splendide proposte, ma… Giù le mani dal Parco delle Rimembranze!

Lo abbiamo detto spesso: Vibo Valentia rimane bella, quasi a dispetto di chi ci vive e fa di tutto per defraudarla di questa sua bellezza che resiste.
Lo abbiamo detto spesso: Vibo Valentia sta diventando tristemente una città in cerca di identità, perché chi ci vive ignora la sua storia millenaria – gloriosa e bellissima – svuota di contenuto lo scrigno prezioso che la custodisce con un carico di passato che ammalia ed affascina chi ne viene a conoscenza.
Lo abbiamo detto spesso: Vibo Valentia avrebbe (purtroppo, dobbiamo utilizzare un irriverente condizionale) un futuro già scritto e preordinato, naturalmente indirizzato, se solo si attingesse alle sue radici, che sono forti, profonde, vigorose, perché affondano in una storia che il solo percorrerla, sia pure superficialmente, già coinvolge, attrae, seduce.

Accade così che periodicamente, novelli progettatori lancino nuove proposte utili a dare consistenza ed identità a luoghi che loro stessi ammirano ma che trovano privi di fascino perché li immaginano vuoti, senza personalità e passato. Ne ignorano la storia, non ne conoscono l’identità, si ingegnano a darne finalità e obiettivi, che a loro, ignorando, sembrano mancare. Ed ecco nascere le brillanti idee dell’ultimo periodo: Parco dei Nonni, Giardino Biosalutare. Splendide idee, ottime proposte per realizzare al più presto un nuovo Parco in città, con queste originali caratteristiche.

Premesso che sono personalmente contrario ad un “Parco per nonni” perché, per difetto culturale, combatto la ghettizzazione sociale, riconosco che con il buonismo ipocrita imperante di questi tempi, schierarsi contro verrebbe frainteso, per cui non ho voglia di avventurarmi in una faccenda simile che mi costringerebbe ad entrare nelle mie competenze di sociologo assumendo un ruolo che non sopporto (quello - come dire? - un po' professorale).

Epperò, non si può non considerare che questa nostra "non amata" città è tale perché vittima di quanti che ne ignorano la storia e si ingegnano a dare identità surrogate a luoghi e realtà che invece possiedono forti identità, se solo si conoscessero. Qualcuno vuol ghettizzare i "vecchi" concentrandoli tutti obbligatoriamente in un luogo esclusivo a loro destinato? Che si faccia, se si ritiene giusto (io, che mi sto avviando verso venerande età, non sono d’accordo, non mi farebbe piacere, anzi…), ma senza falsare la storia ed individuando quindi altri luoghi in cerca di identità. E poi, sarei più soddisfatto se sapessi che si tratta di attività inclusive e non di azioni di ghettizzazione di una categoria sociale (gli anziani, in questo caso). Ma il Parco delle Rimembranze deve restare il Parco delle Rimembranze: con la sua storia, la sua tradizione, il suo fascino, le sue emozioni. Ciò non toglie che dovrà essere attrezzato per essere più accogliente, con servizi utili a tutti - TUTTI - i cittadini, senza distinzione di sesso, età, estrazione sociale e via elencando...

Insomma, non si può trasformare il Parco delle Rimembranze in qualcos’altro commettendo così un sacrilegio storico. Quell'angolo di Vibo Valentia è un crocevia della storia della città. Sia pure sommariamente, ricordo al volo solo qualcosa delle memorie che questo Parco custodisce, che ne fa il simbolo della storia millenaria. È simbolo di Hipponion (non a caso qui ci sono i resti importanti di un antico tempio dorico dove trovò rifugio finanche Oreste inseguito dalle Erinni), simbolo della Vibo Valentia Municipium romano, dominando l'insenatura che a quel tempo era chiamata Sinus Vibonensis (e non Golfo di S. Eufemia, come oggi si legge nelle cartine geografiche!); come Monteleone, quell'Affaccio contribuì all'impresa dei Mille (in quanto si narra che proprio ammirando il panorama che si staglia da questo Parco, Garibaldi si accorse in anticipo dell'arrivo delle navi borboniche avendo il tempo utile per organizzarsi militarmente; quindi, come ricorda la stele che custodisce una frase all’uopo dettata dal poeta Vincenzo Franco divenne Parco delle Rimembranze perché le giovani vedove vibonesi lì passeggiando sospiravano al ricordo dei loro eroi caduti nella Grande Guerra del '15-'18; questo perché in tempo di pace quel viale era considerato il "viale degli innamorati" dove passeggiavano i fidanzati tenendosi per mano. Ed anche in tempi moderni, la nostra generazione (io lo ricordo bene...!) lo frequentava per poter trovare momenti di intimità con la propria amata.

Dunque, una storia intensa e millenaria la cui identità non può essere cancellata con una nuova, seppur nobile, destinazione. Giusto che si dia lustro a questo Parco, che sia addobbato di servizi che lo rendano più fruibile ed accogliente, affinché possano tornare a passeggiare gli innamorati tenendosi per mano, ma anche i solitari che vorranno cullarsi nelle loro “rimembranze” immersi nel fascino di un panorama unico, come faceva la poetessa polacca Kazimiera Alberti, che negli anni ’50 del secolo scorso qui si fermò affascinata dalle bellezze naturali e dalle storiche leggende che questo luogo custodisce; oppure, che tornino a correre gioiosi i più giovani, così come le giovani “donne ipponiesi”, che, come ricorda Strabone: “…all’inizio della primavera, vestite a festa, solevano recarsi al tempio, dopo essersi adornato il capo di fiori novelli, da esse stesse raccolti nei prati, poiché era fatto divieto di ornarsi di fiori comprati, per imitare la Dea Persefone, come esse la immaginavano nel momento in cui era stata rapita da Hades”; ed ovviamente sia luogo di incontro per i “non più giovani” (gli anziani, o nonni, come li volete chiamare) che troveranno giusto ristoro tra la frescura del Parco: il Parco delle Rimembranze.

E, se proprio ed ancora vorrete realizzare un ghetto dove ammassare i nonni… si trovi altro spazio verde, si crei altro Parco, si faccia pure ‘sto “Giardino Biosalutare, ma - per favore - rispettiamo la storia della nostra città: giù le mani dal Parco delle Rimembranze!

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Riqualificare il Parco delle Rimembranze di Vibo Valentia in "giardino biosalutare". È questo l'appello lanciato da Vinc...