Centrocampista dell'Ags Soriano nel film "L'Ala destra di Dio"
Non solo nel calcio. L'Ags Soriano si rende protagonista anche fuori dal terreno di gioco e, in questo caso, all'interno di alcune sceneggiature del film “L’Ala destra di Dio” (tratto da una storia vera), peraltro curato e gestito da un giovane e talentuoso regista del territorio, ovvero Bruno De Masi, al quale tutta la società rossoblù porge i suoi più sinceri auguri per il prosieguo della sua carriera. All'interno del film, infatti, "rientra anche il nostro centrocampista rossoblù Enrico Percopo nel ruolo di un ex calciatore che, dopo aver militato in squadre importanti, si stacca completamente dal mondo calcistico per entrare a far parte dell'ordine monastico (in questo caso riadattato all'ordine domenicano)".
"Sceneggiatura ambiziosa e ben impostata". L'Ags Soriano si dice lieta di "avere uno dei suoi giocatori come protagonista di una sceneggiatura sicuramente ambiziosa e ben impostata e augura allo stesso Percopo (il quale è stato già tra i protagonisti nel reality show sportivo, girato a Londra, 'Layton Orient') per questa sua sicuramente positiva esperienza". "Il film - ha affermato il giovane registra Bruno De Masi - tratta di un presente che, attraverso la narrazione del sé, modella e ricrea un passato, intrecciandolo ad un progetto esistenziale unitario, in grado di restituire alla persona la centralità della propria vita. I ricordi di un padre ormai anziano si intrecciano con quelli del suo unico figlio il quale, pur abbagliato dal successo e dalla notorietà di calciatore, volta le spalle alla fama e alla ricchezza materiale per abbracciare la vita domenicana alla ricerca di risposte".
La trama del film. Il film narra la storia di Joaquin Rafael da Fonseca, oggi Fra Paolo, il quale fece parte della squadra biancoverde della capitale portoghese lo Sporting Lisbona in un periodo di grande fasto per quel team. Grandi successi, serate di calcio internazionale ad alto livello con il giovane Joaquin, che da sgusciante ala destra condusse la sua squadra alla vittoria di un trofeo europeo, la Coppa delle Coppe del 1964. Si narra che nonostante la giovane età e le distrazioni del mondo calcistico Joaquin veniva amichevolmente chiamato dai compagni di squadra padre, per il suo comportamento educato e remissivo e per la sua religiosità che lo portava a frequentare di sovente la Chiesa. Dopo tanto fasto e clamore, il giovane Joaquin prese una decisione radicale, decidendo con il suo padre spirituale di accostarsi alla vita religiosa, inizialmente salesiana e poi contemplativa, voltando completamente pagina nella sua vita. Egli per spiegare la sua vocazione, asserisce molto semplicemente “Ho sentito la chiamata di Dio e l’ho seguita”, si recò nell’estate del 1968 a soli 27 anni per un periodo di prova alla certosa di Evora, dove ritornò per entrarvi definitivamente il 7 dicembre seguente. Da quel momento ha cominciato la sua vita claustrale con l’abito da fratello converso certosino e prendendo il nome di Paolo. Ad Evora egli rimase ben 19 anni, per poi essere chiamato alla Grande Chartreuse dove svolse la sua attività per qualche anno allorquando chiese di trasferirsi alla certosa calabrese di Serra. Giunse in Calabria per fronteggiare l’esigenza della comunità che aveva bisogno di monaci giovani, e Fra Paolo da allora e tuttora è un elemento importante ed insostituibile per le funzioni che ha svolto e che svolge in certosa. Tra tutte egli ha avuto l’incarico di portiere all'ingresso, ovvero spesso in contatto con i pellegrini ed i turisti che bussano al portone dell’eremo calabrese.
