A Vibo Valentia scoppia il caso stadio Luigi Razza
L’obiettivo è chiaro, ambizioso, ma finito nella maglie della burocrazia rischia seriamente di sfumare.
La Vibonese del presidente Pippo Caffo, che in campo è ancora in lotta per la vittoria del campionato, sta giocando una partita ancora più difficile distante dal terreno di gioco. Insomma, potrebbe ben presto scoppiare un vero e proprio caso, con conseguenze pesanti non solo sotto l’aspetto prettamente sportivo.
Ma andiamo con ordine: il club rossoblù ormai da anni è costretto a trovare ospitalità lontano da Vibo Valentia, alla ricerca di un campo dove allenarsi o far giocare le formazioni giovanili. Con notevoli costi aggiuntivi, tanto che la società non ha mai celato l’intenzione di investire sulle infrastrutture realizzando il campo di erba sintetica che permetterebbe di abbattere in un colpo solo i costi di gestione e di evitare, così, alle formazioni giovanili un continuo peregrinare per i campo della provincia.
Insomma, l’obiettivo è di fare del Luigi Razza il vero quartier generale rossoblù, concentrando presso lo stadio tutta l’attività sportiva della Vibonese, dalla prima squadra fino ai primi calci. Un’intenzione che a maggio scorso la società rossoblù aveva prospettato al sindaco Maria Limardo, al consigliere delegato allo sport Antonio Schiavello e ai dirigenti comunali. Chiedendo, in cambio, soltanto un affidamento pluriennale dello stadio, attraverso un avviso pubblico. Che, a distanza di circa otto mesi non è stato ancora pubblicato. E probabilmente neppure redatto.
«Se la colpa sia di un assessore, di un dirigente o della giunta comunale, io questo non lo so. So solo che noi non riusciamo a programmare investimenti. non possiamo neanche appendere un chiodo all’interno dello stadio, figuriamoci ad organizzare delle attività». A parlare è il direttore generale Antonello Gagliardi, che intervenuto alla trasmissione Fuorigioco, sulle frequenze di Radio Onda Verde, ha puntato il dito contro i vertici del Comune. «Il girone d’andata è finito e non abbiamo ancora questo bando. Forse qualcuno non lo vuole, non vuole che ci stacchiamo da altre dipendenze per foraggiare altri campi da gioco pagando in giro strani affitti. Forse c'’è una volontà a mantenerci in questo stato».
