False assunzioni lavorative e contratti di locazione fittizi, decine di indagati in Calabria
In alcuni casi sarebbero stati organizzati anche matrimoni simulati tra cittadini italiani e donne straniere
Carte false, lavori mai esistiti e residenze fittizie. È questa, in sintesi, l’ipotesi investigativa che ha portato alla chiusura delle indagini preliminari nei confronti di 61 persone, ritenute coinvolte, a vario titolo, in un meccanismo finalizzato a favorire la permanenza irregolare di cittadini stranieri sul territorio italiano.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli indagati avrebbero predisposto false assunzioni lavorative e contratti di locazione fittizi, utilizzati per ottenere l’iscrizione nei registri della popolazione residente e consentire così il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.
In alcuni casi sarebbero stati organizzati anche matrimoni simulati tra cittadini italiani e donne straniere, mentre un pubblico ufficiale avrebbe attestato il falso nei verbali di residenza per agevolare le pratiche.
Nel mirino il patronato
Le indagini hanno inoltre individuato un patronato di Lamezia Terme che, pur risultando formalmente gestito da soggetti disoccupati e percettori di reddito di cittadinanza, avrebbe incassato denaro per curare pratiche legate alle assunzioni fittizie.
Stop al…reddito
A seguito delle verifiche, il beneficio del reddito di cittadinanza è stato revocato a 55 persone, che avevano dichiarato falsamente di risiedere in Italia da almeno dieci anni.
Tra i 61 indagati figurano 47 cittadini extracomunitari e 14 italiani. Le accuse, a vario titolo, comprendono favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso, truffa e indebita percezione di erogazioni pubbliche.
