Lo sbarco dei mille al porto di Vibo Marina, ecco quanti migranti rimarranno e chi andrà via
Il Viminale ha ufficializzato il piano di ripartizione dei profughi. Nel Vibonese rimarranno oltre 200 minori non accompagnati. Individuati i centri di accoglienza sparsi sul territorio
di MIMMO FAMULARO
Proseguono a ritmo serrato nei tre capannoni della zona industriale di Porto Salvo le operazioni di identificazione dei profughi arrivati ieri al porto di Vibo Marina a bordo del rimorchiatore "Asso 29". Al termine dello screening sanitario sono stati contati 1172 migranti, compreso il minore non accompagnato di appena 16 anni, morto di stenti lungo la traversata. Arrivano da trenta diversi paesi, non solo dall'Africa ma anche dalla Siria, dal Pakistan e qualcuno anche dall'Iraq. Donne, uomini e bambini in cerca di una terra che possa accoglierli e, soprattutto, salvarli dalla fame, dalla guerra e dalle carestie.
Dove andranno? Per la maggior parte di loro la Calabria è solo una terra di passaggio verso altri lidi ed altre mete. Il Viminale ha infatti stilato un dettagliato piano di ripartizione che prevede il trasferimento dei mille profughi verso altre destinazioni appena terminate le procedure di identificazione e foto-segnalamento. In 200 andranno in Lombardia, 150 in Emilia Romagna, 100 in Campania, Puglia e Lazio (esclusa Rieti), 50 in Piemonte, Veneto e nelle Marche, 25 a Trento, Bolzano, Mosile e Basilicata. Mischiati tra i profughi ci sono anche un centinaio di marocchini e libici per i quali sono già state avviate le procedure di respingimento ed espulsione dal territorio nazionale.
I baby-profughi. A Vibo rimarranno dunque solo i minori non accompagnati, stimati in oltre 200. Patata bollente per il Comune ed, in particolare, per i servizi sociali chiamati ad occuparsi dei baby-migranti e a sistemarli nelle varie strutture ad hoc presenti sul territorio. Verranno quindi dislocati tra Briatico, Brognaturo, Filadelfia, Joppolo e Vallelonga dove sono stati aperti ed autorizzati appositi centri di prima accoglienza gestiti da associazioni e cooperative. Un'emergenza nell'emergenza visto che i posti a disposizione sono già in via di esaurimento e più di qualche struttura ha già dichiarato il tutto esaurito. In pratica la stagione degli sbarchi è appena iniziata e i centri di prima accoglienza sono già saturi.
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