E' stato fermato dopo essere entrato nella cattedrale di Genova dai carabinieri del reparto operativo genovese coordinati dal colonnello Michele Lastella che lo hanno pedinato per un tratto e poi, una volta dentro la chiesa, lo hanno arrestato. I militari liguri erano sulle sue tracce dal 2021. E' finita così la latitanza di Pasquale Bonavota, 49 anni: il superlatitante calabrese, considerato l’uomo di punta della 'ndrangheta del Vibonese. Aveva un documento falso. Bonavota figurava nell’elenco dei ricercati di “massima pericolosità” del Viminale dopo l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel dicembre 2019 nell’ambito dell’operazione ‘Rinascita-Scott’, condotta dall’antimafia di Nicola Gratteri, che portò all’arresto di 334 persone. Ma il boss di Sant’Onofrio era latitante già dal 2018, ricercato per omicidi per i quali però più tardi è stato assolto.

Nello specifico il 17 novembre 2021, la Corte d’Assiste d’Appello di Catanzaro assolse Pasquale e il fratello Nicola, ritenendoli non colpevoli dell’omicidio di Raffaele Cracolici, per il quale è stato invece condannato all’ergastolo l’altro fratello, Domenico Bonavota. Il 20 luglio 2022 la seconda assoluzione, stavolta il caso di Domenico Belsito, ucciso a Pizzo nel 2004.

Attualmente Pasquale Bonavota è accusato di associazione mafiosa: è ritenuto il capo dell’omonimo clan di Sant’Onofrio, ruolo occupato prima dal padre Vincenzo, capostipite – fino alla sua morte – della cosca che avrebbe giri d’affari in varie parti d’Italia. In particolare a Roma, Liguria, e a Carmagnola, in Piemonte.