Vibo, verso le elezioni del Consiglio provinciale: forse tre gli schieramenti
Si avvicinano le elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale di Vibo Valentia, E i leader lavorano alla formazione delle liste. Il primo a sbilanciarsi è stato, in via ufficiale, il segretario provinciale del Pd Vincenzo Insardà. In un apposito incontro, tenutosi nella sede di via Argentaria, al cospetto del segretario regionale Ernesto Magorno, ha asserito senza se e senza ma, che il Partito democratico metterà in piedi una compagine con il proprio simbolo. La lista sarà rappresentativa dell'area maggioritaria e "si porrà all'opposizione del capo dell'Amministrazione provinciale Andrea Niglia".
Le opposizioni dem. Si muovono, nel frattempo, anche le altre aree della compagine dem. Non rimarranno certamente a guardare i vari Francesco De Nisi, Stefano Soriano, Antonio Lo Schiavo e Gianluca Callipo. Da quel che trapela, infatti, lavorerebbero ormai da settimane ad uno schieramento capace di raccogliere tutte le minoranze, più o meno renziane, e a proporre un'alternativa al tentativo di Bruno Censore di vincere le elezioni. Non si esclude che a questo progetto prendano parte alcuni rappresentanti di forze civiche al Comune capoluogo. Di sicuro, se volesse impegnarsi, le porte sarebbero apertissime perStefano Luciano e per alcuni esponenti del centrodestra.
L'altro fronte. Quanto al centrodestra, denunce di inciucio da parte del Cogal a parte, il coordinatore di FI continua a sostenere di voler mettere in piedi una coalizione che comprenda tutte le forze dell'area. Il dialogo con Ottavio Bruni e Alfonso Grillo è stato avviato da tempo. L'ex senatore Francesco Bevilacqua non disdegnerebbe una ricomposizione del “quadretto”. Ma difficilmente si troverà, alla fine, la quadratura del cerchio, considerato che fino alle ultime amministrative c'è stato chi ha preferito fare terra bruciata degli alleati piazzando candidati e liste a macchia di leopardo sul territorio.
In sintesi. saranno probabilmente tre gli schieramenti che si contenderanno i dieci seggi in assemblea. E in una tale eventualità l'esito della votazione si presenterebbe quanto mai incerto. A meno che non venga fuori un ibrido frutto di un inciucio che forze politiche di opposto colore continuano a non disdegnare.
