In occasione della Giornata mondiale dedicata all'autismo, la neuropsichiatra infantile ne racconto il mondo negli sguardi e nella comunicazione

di MARIA MACRI' - Neuropsichiatra infantile

"D. entra in stanza. Comincia a girare intorno, si ferma. Prende una macchinina e guarda le ruote girare. La mamma lo chiama, ma lui non si gira: il suo sguardo non si ferma, va oltre l'altro."

Questa scena la potrei descrivere in mille modi, ma la sostanza non cambierebbe.
Ci sarebbe sempre un bambino, o un adolescente, o un giovane adulto, con uno sguardo oltre l'altro. E dei genitori, dapprima increduli, poi rassegnati, magari stanchi, ma sempre combattivi. Oggi si parla tanto di autismo, addirittura c'è una giornata dedicata, come la festa della donna, del papà, della mamma.

Potrei parlarvi della storia dell'autismo, delle linee guida, dei dibattiti sempre aperti su teorie lunari, ma voglio parlarvi di quegli sguardi che vanno oltre l'altro. E voglio parlarvi dei terapisti che dedicano il loro tempo a questi bambini, che poi comunque diventano grandi. Spesso vedo i loro sguardi persi, spaventati per il compito che viene loro affidato, ma poi si rimboccano le maniche e cominciano a lavorare per fermare quello sguardo, per far sì che non vada più oltre, ma si fermi su un volto, su un gioco. Che emozione quando si riesce a fermare quello sguardo, a farlo diventare comunicazione! Perché l'autismo è questo: una comunicazione interrotta e il nostro lavoro è cercare di riparare questa interruzione.

Vi lascio con l'immagine del bambino che riesce a fermarsi sulle bolle di sapone, e sorride contento nel vederle volare.

Giornata mondiale per l’autismo, il flash mob a Vibo per l’inclusione sociale (LEGGI QUI)