Venerdì 30 settembre la libreria "Cuori d’inchiostro ha presentato" il libro di Marisa Fasanella, "Madri", Castelvecchi, Roma, 2021.
Ha dialogato con l’autrice Chiara Marasco. Letture ad alta voce di Monica Tassone. Marisa Fasanella è una scrittrice ormai originale e affermata, dallo stile e dalla penna inconfondibili. C’è una filigrana che attraversa tutti i suoi testi e dalla quale emergono alcuni caratteri distintivi: la capacità di scavare nelle parole, di arrivare all’essenza delle emozioni, di scardinare le certezze, di porre domande al lettore.

Dopo essersi aggiudicata con il romanzo d'esordio Maschere e lenzuola del vicolo Santacroce (Edizioni Periferia) il Premio Letterario Nazionale "Donna e scrittura. Inedito nel cassetto", ha pubblicato L'ombra lunga dei moroni (Rubbettino Editore, 2004 – Premio Nazionale Crati, Sezione Narrativa), nonché molti racconti su riviste e quotidiani. Per l'editore Tullio Pironti ha pubblicato, nel 1996, la fortunata raccolta Gineceo. Undici crudeli racconti e nel 2010 Rimorsi. Undici racconti (Premio Letterario Istmodi Marcellinara "Le Parole di Arianna" – sezione Narrativa; Premio Letterario Nazionale "Corrado Alvaro" XI edizione – Premio del Presidente. Finalista, prima rosa, Premio Letterario Nazionale "Rapallo-Carige" per la donna scrittrice, XXVII edizione). La giuria del Premio Nazionale "Vincenzo Padula", VI edizione, le ha conferito il riconoscimento speciale per la narrativa. Nel 2014 ha pubblicato Nina (Editori internazionali Riuniti). Nel 2019 è uscito per Castelvecchi, Il male in corpo. Nel 2021 Madri, edito sempre da Castelvecchi.

"Madri" è una raccolta di racconti declinati in un romanzo a cornice di cui è protagonista l’ultima figura femminile, Lena, la depositaria di tutte le storie narrate. Ad accompagnarla una “gatta a pelo grigio con gli occhi azzurri” che sembra ridere dei pensieri e dei drammi umani, sebbene sia proprio la gatta a salvare dal manicomio Lena e le sue storie custodite nella borsa rossa. La “memoria annodata” così dipana dieci storie che vengono da lontano, da un passato atavico, da un “altrove remoto e arcano”, fatto di misteri e popolato dalle magare, da narrazioni che affondano le proprie origini nel folclore, nella leggenda, ma anche nelle cronache dei manicomi femminili, in una realtà sommersa e rimossa. Protagoniste delle storie narrate da Lena a un vecchio pescatore, sono donne forti, fragili, volitive, folli, coraggiose, umiliate, ferite, innamorate, negate, legate tutte dal tema della maternità e che si allaccia alle violenze consumate tra le sacre e mute mura domestiche, ché “nelle case abitano i mostri. Nelle case cresce la gramigna. Tu la estirpi e lei ricresce”.

Sono donne a un passo dall’abisso o già precipitate in una catabasi senza via di uscita. Era facile cadere negli stereotipi e invece Marisa Fasanella, con il suo stile affabulatorio e originale, li trascende tutti, va oltre, mettendo a nudo tutte le insidie, le ansie, le ferite dello “spazio femminile”. Alla violenza delle trame , mentre i fili delle storie si ricompongono e l’alba diventa “un cono di luce sull’acqua”, l’autrice risponde con un moto di speranza prospettando – come dice Nicola Merola - “l’urgenza di una solidarietà tra vittime del medesimo destino di abbandono”.