Si sono concluse le attività del progetto "Scuola dentro", un’iniziativa nata con il nobile obiettivo di portare l’istituzione scolastica e i suoi valori all’interno delle mura dell’istituto penitenziario minorile. Per l'atto finale di questo percorso è stato scelto un palcoscenico d'eccezione: il campo da gioco.
Non si è trattato di un simbolo casuale. Nel momento in cui l'arbitro ha fischiato l'inizio, il pallone ha letteralmente azzerato le differenze, mettendo da parte le etichette di "studente" e "detenuto" per restituire a tutti i partecipanti l’unico ruolo che contava in quel momento: quello di compagni di squadra.
È proprio nella condivisione concreta dell'azione che il progetto ha trovato il suo senso più profondo. Quando si gioca insieme si impara a riconoscersi oltre i pregiudizi, a rispettare le regole comuni e a costruire una relazione basata sulla presenza e non sulla distanza.
Un'esperienza che ha assunto un doppio, fondamentale valore. Per i ragazzi del minorile ha rappresentato una boccata di normalità, un momento di evasione sana e un'iniezione di fiducia nel futuro, per gli studenti esterni l’iniziativa si è trasformata in una vera e propria lezione di cittadinanza vissuta sul campo, ben oltre le pagine dei libri di testo. "La comunità cresce quando si condividono spazi e tempo. Spesso bastano novanta minuti di partita per accorciare distanze che anni di separazione hanno costruito", è stato il mantra della manifestazione. 
La riuscita di questo percorso di inclusione è stato il frutto di un intenso lavoro di coordinamento e sinergia istituzionale. Il progetto "Scuola dentro" ha visto come referente la professoressa Giusi Cesari, mentre gli studenti dell'IPSEOA "Gagliardi" sono stati guidati e coordinati passo dopo passo dal professor Francesco Marasco.
Il fischio finale non ha spento i riflettori su una realtà complessa, ma ha acceso una speranza: quella che la scuola possa continuare a essere un ponte teso verso chiunque abbia diritto a una seconda opportunità.