Regge per larga parte l'impianto accusatorio della Dda di Catanzaro contro i clan Giampà e Notarianni. Omicidi, associazione mafiosa, armi ed estorsione i reati contestati

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La Corte d’Appello di Catanzaro ha emesso la condanna per 45 imputati del processo di secondo grado nato dall’operazione antimafia denominata “Perseo” e che si è celebrato in primo grado con il rito abbreviato.

Bonaddio

Le condanne interessano: Vincenzo Bonaddio, ergastolo; Aldo Notarianni, 30 anni (l'accusa aveva chiesto l'ergastolo); Maurizio Molinaro, 20 anni, quanto la richiesta del Pg; Alessandro Torcasio, 20 anni di carcere (analoga pena era stata chiesta dal procuratore generale); Giuseppe Ammendola, 20 anni (ne erano stati chiesti 30); Pasquale Giampà, collaboratore di giustizia, 14 anni e 9 mesi; Domenico Giampà 8 anni, 8 mesi e 20 giorni (erano stati chiesto 20 anni); Giuseppe Catroppa, collaboratore di giustizia, 9 anni e 4 mesi (analoga pena chiesta dall'accusa); Antonio Ventura, 7 anni (stessa pena chiesta dal Pg); Pasquale Bentornato,  7 anni (7 anni chiesti dal Pg); Francesco Renda, 5 anni (5 anni la richiesta di pena); Giorgio Galiano,  6 anni (6 anni); Pasquale Catroppa, collaboratore di giustizia,  3 anni, 1 mese e 20 giorni; Antonio Muraca,  8 anni, (erano stati chiesti 7 anni e 2 mesi); Claudio Paola, 3 anni (3 anni); Vincenzo Ventura, collaboratore di giustizia, 9 anni (9 anni); Vincenzo Torcasio (cl. '62) condanna a 6 anni e 4 mesi per come richiesto dal Pg; Luciano Arzente, collaboratore di giustizia, 2 anni e 4 mesi (2 anni e 4 mesi); Alessandro Villella, 3 anni (3 anni); Gianluca Giovanni Notarianni, 4 anni (4 anni); Antonio Giampà, 4 anni (4 anni); Emiliano Fozza, 6 anni (13 anni e 4 mesi la richiesta); Domenico Sirianni,  6 anni (7 anni e 4 mesi); Nino Cerra (cl. '91), 2 anni, 10 mesi (chiesti 14 anni); Luigi Trovato, 4 anni (chiesti 6 anni); Luciano Trovato, 4 anni (chiesti 6 anni); Gino Strangis, 6 anni (chiesti 8); Carmine Vincenzo Notarianni, 6 anni (erano stati chiesti 12 anni); Luigi Mancuso,  4 anni, 5 mesi e 10 giorni (chiesti 10 anni e 8 mesi); Pino Strangis, 6 anni (chiesti 8 anni); Antonio Fragale, 6 anni e 8 mesi (8 anni e 8 mesi); Alberto Giampà, 4 anni, 5 mesi e 10 giorni (chiesti 10 anni e 10 mesi); Salvatore Ascone, detto "U Pinnularu", 5 anni e 4 mesi, 24mila euro multa.

Gli imputati sono tutti di Lamezia Terme, tranne Salvatore Ascone che è di Limbadi, nel Vibonese. 

LE ASSOLUZIONI interessano: Tiziana D’Agosto, avvocato di Lamezia Terme (assolta in primo grado, in appello erano stati chiesti per lei 4 anni di reclusione e la riforma del verdetto assolutorio di primo grado); Giuseppe Lucchino, avvocato di Lamezia Terme (erano stati chiesti 6 anni e 8 mesi);  Antonio Paradiso (chiesti 10 anni); Michael Mercuri (chiesti 10 a 8 mesi); Angelo Francesco Paradiso (chiesti 12 anni); Francesco Costantino Mascaro (chiesti 10 anni); Giovanni Cosentino, agente di polizia penitenziaria (chiesti 8 anni); Saverio Torcasio (chiesti 10 anni e 6 mesi); Saverio Giampà (chiesti 10 anni e 10 mesi); Renato Rotundo (chiesti 10 anni); Pasquale Gigliotti, carrozziere (erano stati chiesti 6 anni); Davide Orlando ( chiesti 4 anni e 4 mesi); Vincenzo Torcasio (cl. '78) per il quale erano stati chiesti 6 anni e 4 mesi. Tali imputati sono tutti di Lamezia Terme.

Nel processo quale parte civile figurava il Comune di Lamezia Terme e l’imprenditore Rocco Mangiardi. La sentenza di primo grado era stata emessa dal gup distrettuale l’8 giugno 2015. (g.b.)

foto perseo

 

 

 

 

 

 

 

 

processo Perseo