Morire da soli, senza nessuno accanto. Senza nemmeno i mezzi per garantire una degna sepoltura. È questo l’epilogo doloroso di una vita trascorsa nell’ombra, lontano dai riflettori della società. È la storia di una dei tanti “dimenticati” che approdano in Calabria con il sogno di una vita migliore, ma che spesso si ritrovano a combattere contro povertà, sfruttamento e solitudine.

Questa volta la tragedia ha colpito una donna di nazionalità rumena, bracciante agricola, da tempo residente in località Fabrizio, nell’area urbana di Corigliano. Ieri mattina è stata trovata senza vita nel letto della sua abitazione: un rifugio precario, fatto di pochi oggetti, privo persino di corrente elettrica. Quattro mura spoglie che raccontano più di mille parole la realtà di una vita vissuta ai margini, senza reti di sostegno, senza tutele. La notizia è riportata da "Gazzetta del Sud".

Di lei si sa poco: nessun parente vicino, nessuna presenza costante. Una delle tante figure silenziose che popolano le campagne del Sud, lavorando duramente per pochi euro al giorno, invisibili ai più, fondamentali per l’economia agricola, ma ignorate nella loro umanità.

La sua morte pone ancora una volta interrogativi profondi sul sistema dell’accoglienza, sulle condizioni di vita dei lavoratori stranieri, sulla mancanza di servizi, di controllo, di empatia. E lascia un vuoto che pesa ancora di più perché nessuno lo colmerà. Nessun nome sui titoli dei giornali, nessun corteo funebre. Solo una notizia e un mesto silenzio. E il dovere, per chi resta, di non dimenticare.