A un anno esatto dall’ondata di misure cautelari, che aveva destato scalpore a Bisignano e dintorni, sullo scandalo “Fentanil” arrivano i primi verdetti

Si è chiusa l’udienza preliminare contro 15 imputati, alcuni di loro giudicati con rito abbreviato condannati, altri che hanno seguito il rito ordinario sono stati rinviati a giudizio. La condanna più pesante è andata a quello che è stato indicato dagli inquirenti, come il principale responsabile di quel traffico di antidolorifici: 5 anni di reclusione per il 39enne Tancredo Ferraro. Patteggiamento di pena, invece, per Francesco Cundari (1 anno e 5 mesi di reclusione); Francesco Cesario (1 anno e 6 mesi); Umile Ritacco (1 anno e 6 mesi); Franco Russo (1 anno e 4 mesi); Teodoro Scotti (1 anno e 4 mesi); Matteo Martinez (1 anno e 10 mesi) e Katia Cariati (1 anno). Per gli altri 7 imputati Stefano Natalizio, Paola Natalizio, Vittorio Conte, Enzo Pugliese, Gianluca Groccia, Francesco Fusaro e Alberto Di Nardo; rinvio al giudizio.


Il blitz. L’operazione si concentrò sull’attività di spaccio “non convenzionale”, prescrizione abusiva di farmaci psicotropi, ad opera dei medici di base e truffa aggravata di tutti gli indagati in danno del Servizio sanitario Nazionale che ha ad oggetto farmaci psicotropi contenenti oppiacei. L’attività investigativa prese le mosse da un episodio particolarmente grave ed allarmante, che vide inconsapevole vittima un bambino di 2 anni. Infatti, il piccolo giunse in gravi condizioni in ospedale, accompagnato dall’elisoccorso dell’ospedale di Cosenza. I genitori riferirono ai sanitari ed ai militari della Stazione Carabinieri di Bisignano, intervenuti sul posto, che il bambino ingerì accidentalmente dei farmaci antidolorifici presenti in casa, ed in conseguenza di ciò perse i sensi. Il padre del bimbo, in preda ai sensi di colpa per le gravi condizioni del figlio, poi spontaneamente dichiarò ai Carabinieri della Stazione di Bisignano di fare uso da tempo di un farmaco: Actiq in considerazione degli effetti fortemente allucinogeni, paragonabili agli oppiacei, che il medicinale provocava. La Stazione di Bisignano così informò il Nucleo Operativo della Compagnia di Rende, competente per attività d’indagine di più ampio respiro, fornendo il determinante spunto investigativo.  Questi medicinali, secondo gli inquirenti,  furono illegittimamente prescritti a pazienti che non presentavano affatto le patologie per le quali il servizio sanitario nazionale li pone a disposizione dei cittadini.