La corsa contro il tempo per la chiusura della Missione 6 del Pnrr entra nel vivo. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha illustrato oggi ai presidenti delle Regioni i cardini della riforma della medicina territoriale, un passaggio cruciale per rendere operative le nuove Case di Comunità e trasformare radicalmente l'assistenza di prossimità.

L'obiettivo dichiarato dal Ministro è quello di adeguare la medicina generale ai cambiamenti strutturali imposti dal Pnrr. Non si tratta solo di nuovi edifici, ma di un nuovo modello operativo: il medico di medicina generale dovrà integrarsi in un contesto multidisciplinare, lavorando a stretto contatto con altri specialisti e garantendo un'operatività continuativa.

La riforma, che dovrebbe confluire a breve in un decreto legge, conferma il principio della capillarità della medicina generale attraverso l’Accordo Collettivo Nazionale (Acn), ma spinge verso un’organizzazione più strutturata e meno frammentata.

Uno dei temi più dibattuti riguarda lo status giuridico dei medici di famiglia. Il piano Schillaci non punta a un passaggio forzato verso la dipendenza dal Servizio Sanitario Nazionale - ipotesi che in passato aveva sollevato lo scudo dei sindacati - ma apre a una soluzione più flessibile.

La strada che si sta delineando è quella di un accesso volontario al regime di dipendenza, con numeri contingentati e una corsia preferenziale per i giovani medici. Una mossa pensata per favorire il ricambio generazionale e rendere più attrattivo il lavoro nelle nuove strutture territoriali.

I governatori regionali, riuniti in seduta straordinaria nella Conferenza delle Regioni e Province autonome, hanno accolto con attenzione le linee guida del Ministero. Il testo è ora atteso in Commissione Salute per gli approfondimenti tecnici, prima del passaggio definitivo in Conferenza Stato-Regioni. L’intenzione del Governo è quella di procedere spediti: con la scadenza dei fondi europei all'orizzonte, la riforma della medicina territoriale non può più attendere.