In Calabria indagine su un crack da 19 milioni, arrestato imprenditore (NOME)
Secondo gli inquirenti una Onlus, insolvente dal 2016 e con 19 milioni di debiti, sarebbe stata svuotata a favore di una newco che ha acquisito ramo d’azienda e accreditamenti sanitari

Un presunto svuotamento patrimoniale ai danni di una delle principali realtà del terzo settore del Catanzarese, attiva nei servizi socio-sanitari, assistenziali e riabilitativi per anziani e persone con disabilità, è al centro di un’inchiesta condotta dal Comando Provinciale Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Catanzaro.
Al centro dell’indagine c’è la Fondazione Betania, Onlus oggi in liquidazione giudiziale, che secondo gli accertamenti sarebbe stata oggetto di plurime condotte distrattive da parte dei membri del Consiglio di amministrazione in concorso con l’imprenditore palermitano Marco Zummo.
Gli investigatori hanno ricostruito la creazione di una newco, nella quale sarebbe confluita esclusivamente la parte operativa della Fondazione Betania. La società, di nuova costituzione, vede Zummo come amministratore delegato, con il 51% delle quote riconducibile a una S.p.A. siciliana a lui collegata.
Secondo la Procura, la Fondazione Betania versava già in stato di insolvenza dal 2016, accumulando passività tributarie e previdenziali superiori ai 19 milioni di euro fino al 2023. Nel contesto della liquidazione giudiziale, l’ente avrebbe concesso in affitto il proprio complesso operativo alla newco senza corrispettivo economico per quattro anni, causando una perdita stimata di 4,2 milioni di euro, risorse che avrebbero potuto essere utilizzate per ripianare i debiti pregressi.
L’indagine ha inoltre rilevato che gli accreditamenti con il Servizio sanitario regionale, considerati «primari e necessari allo svolgimento dell’attività aziendale», sarebbero stati trasferiti alla newco insieme ai principali flussi di ricavo. Secondo gli inquirenti, l’operazione avrebbe mirato a «abbandonare la Fondazione Betania al fallimento, salvaguardando invece la continuità dell’attività nella nuova società».
Sulla base delle risultanze investigative, il gip del Tribunale di Catanzaro ha disposto per Zummo la misura cautelare degli arresti domiciliari, con divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali o professionali. Le accuse contestate comprendono bancarotta fraudolenta distrattiva e autoriciclaggio, quest’ultimo legato al presunto drenaggio di liquidità dalla newco a favore della S.p.A. siciliana senza giustificazione economica.
Oltre alle misure personali, è stato disposto il sequestro preventivo della newco e di somme superiori a 644 mila euro, considerate utili realizzati nel 2022 e 2023 attraverso la gestione del complesso aziendale distratto dalla Fondazione Betania. L’eventuale insufficienza delle somme permetterà l’estensione del sequestro anche al patrimonio personale di Zummo. Alla newco è stato contestato anche l’illecito amministrativo previsto dall’articolo 25-octies del D.Lgs. 231/2001, relativo alle operazioni di autoriciclaggio attribuite al legale rappresentante.
