'Ndrangheta a Vibo, smantellato il clan dei Piscopisani: ecco chi sono i 55 indagati (NOMI-FOTO)
Trentuno ordinanze di custodia cautelare in carcere e cinquantacinque persone complessivamente indagate nell'inchiesta condotta dalla Polizia di Stato sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Al centro dell'indagine il clan dei Piscopisani, così denominato perché la loro base operativa era nella frazione di Piscopio di Vibo Valentia. E' da qui che partivano strategie e direttive con un obiettivo ben preciso: approfittare delle difficoltà giudiziarie dei Mancuso di Limbadi per togliere loro il monopolio sul territorio ed espandere gli affari illeciti nella città capoluogo di provincia e nelle altre frazioni, in primis Vibo Marina, fulcro di grandi interessi economici.
Tutti gli indagati. Questi i nomi delle persone coinvolte nell'indagine che ha disarticolato il clan dei Piscopisani: Nicola Barba, Giovanni Battaglia, Rosario Battaglia, Giuseppe Brogna, Nazzareno Colace, Caterina Cutrullà, Domenico D'Angelo, Francesco Alessandro D'Ascoli, Angelo David, Stefano Farfaglia, Francesco Felice, Nicola Finelli, Marco Fiorillo, Michele Fiorillo, Nazzareno Fiorillo, Pasquale Fiorillo, Francesco Fortuna, Ippolito Andrea Fortuna, Maria Concetta Fortuna, Michele Fortuna, Nazzareno Galati, Salvatore Giuseppe Galati, Giovanni Giardina, Benito La Bella, Francesco La Bella, Giuseppe Lo Giudice, Mario Lo Iacono, Tommaso Lo Schiavo, Cosmo Mancuso, Pantaleone Mancuso, Raffaella Mantella, Rosario Primo Mantino (deceduto), Michele Silvano Mazzeo, Giuseppe Merlo, Raffaele Moscato, Nazzareno Pannace, Francesco Popillo, Simone Prestanicola, Francesco Romano, Gaetano Rubino, Pierluigi Sorrentino, Michele Rinaldo Staropoli, Michele Suppa, Francesco Tassone, Annarita Tavella, Gianluca Rosario Tavella, Salvatore Vita, Leonardo Domenico Vacatello, Luigi Zuliani.
Il "Locale di Piscopio". L'indagine ricostruisce dettagliatamente l'organigramma dei Piscopisani. A costituire il cosiddetto "Locale di Piscopio" (riconosciuto da San Luca) nel ruolo di promotori e organizzatori sarebbero stati Nazzareno Fiorillo, alias Tartaro, Salvatore Giuseppe Galati, alias Pino il ragioniere, Michele Fiorillo, alias Zarrillo, Rosario Battaglia, alias Sarino, Rosario Fiorillo, alias Pulcino, Raffaele Moscato e Giovanni Battaglia. Il "Locale" operava - secondo l'accusa - controllato le frazioni di Piscopio, Longobardi e Bivona, nonché Vibo Marina e Porto Salvo mediante l'alleanza con altre 'ndrine: i Bonavota e i Tripodi nel Vibonese, le famiglie Pelle, Aquino e Commisso nel Reggino, i Catalano e i D'Onofrio nel Torinese. "Sin dalle origini - spiega il collaboratore di giustizia Raffaele Moscato - noi come locale di Piscopio rispondevamo a Reggio Calabria in quanto la mamma è sempre là. In particolare il nostro riferimento era alla famiglia di Pelle Gambazza. Questo sin da quando partiva il locale, ossia dal 2009... Vicino al locale dei Piscopisani erano anche Aquino Rocco, Commisso Peppe detto il mastro, Pelle Peppe detto Gambazza, Catalano Peppe e, in particolar modo, D'Onofrio Franco".
I ruoli degli affiliati. Secondo le ricostruzioni della Polizia, Nazzareno Fiorillo è il "capo locale" appartenente alla "società maggiore". Stabiliva le strategie criminali da seguire, manteneva i rapporti con le associazioni 'ndranghetiste attive sul territorio regionale e nazionale, Salvatore Giuseppe Galati sarebbe invece il "capo società" mentre Michele Fiorillo il co-promotore del Locale sarebbe il "contabile". Insieme a lui anche Michele Fiorillo, alias Pulcino, "mastro di giornata" che concorreva - secondo gli inquirenti - a ideare e organizzare gli omicidi funzionali agli interessi della cosca, a gestire l'esecuzione dell'attività estorsiva del sodalizio e ad eseguire gli atti intimidatori. Stessa accusa e stesso ruolo per Rosario Battaglia, detto Sarino. Un gradino di poco sotto l'attuale collaboratore di giustizia Raffaele Moscato mentre Giovanni Battaglia, fratello di Sarino, sarebbe il co-direttore e il co-organizzatore con compiti di tipo operativo-logistico. In pratica metteva a disposizione degli associati gli immobili e i locali dove si svolgevano le riunioni e custodiva le armi utilizzate dal sodalizio finanziandolo con proventi degli esercizi commerciali a lui riconducibili. Partecipi all'associazione con diversi compiti anche Giuseppe D'Angelo, alias Pino il Biricchino, Francesco La Bella, alias Campagna, Giuseppe Brogna, Domenico D'Angelo, alias Zio Lupo), Angelo David, alias Giotto, Stefano Farfaglia, alias Pugnetta, Sascha Fortuna (fratello di Davide Fortuna, ucciso in spiaggia a Vibo Marina nell'agguato commesso nel luglio del 2012), Benilo La Bella (a lui è riconducibile il noto locale "Mamma non vuole" tra i più frequentati della movida vibonese), Francesco Felice, alias Citolla, Nazzareno Felice, alias il Capo, Pasquale Fiorillo.
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