"Invece di pensare ad opere in perdita che graverebbero ulteriormente sui conti dissestati dello Stato il Presidente del Consiglio dovrebbe garantire il rispetto del decreto 187/2014 che ha portato ad avviare le procedure di liquidazione della concessionaria pubblica Stretto di Messina SpA (SDM SpA) e dei rapporti tra questa e il Generale Contractor Eurolink, dopo che quest'ultimo non aveva rispettato l'obbligo di fornire garanzie dal punto di vista tecnica e finanziaria sulla realizzazione dell'opera".

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Lo si legge in una nota del Wwf Italia che da sempre contesta il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. "Tra l'altro in oltre 13 anni di nuove progettazioni i proponenti del progetto non sono mai riusciti a dimostrare come l'opera, valutata nel 2010 in 8,5 miliardi di euro (oltre mezzo punto di PIL), possa essere ripagata da flussi di traffico veicolare estremamente modesti - aggiunge l'associazione -. Le risorse destinate al Ponte potrebbero essere destinate ad opere veramente necessarie per il rilancio del Mezzogiorno, quali: mettere in sicurezza il territorio di Calabria e Sicilia; raddoppiare le linee ferroviarie che collegano Messina a Palermo e Catania, potenziare la linea tirrenica ferroviaria tra Battipaglia e Reggio Calabria e la linea ferroviaria jonica che collega Reggio Calabria a Taranto; intervenire sul sistema dei porti tra Gioia Tauro, Villa San Giovanni, Reggio Calabria e Messina e garantire un sistema di traghettamento veloce e frequente per l'Area dello Stretto. Continuare a pensare di realizzare un ponte di oltre 3 km in una delle aree a più elevato rischio sismico del Mediterraneo (il terremoto del 1908 di magnitudo 7.1, che rase al suolo Messina e Reggio Calabria, è il più grave registrato in Italia negli ultimi 100 anni) e in una delle zone di maggiore pregio per la biodiversità, tutelata dalla norme comunitarie, è semplicemente un'idea sconsiderata", conclude il Wwf. (Agi)