Morte del piccolo Domenico, esplode il caso del "reparto dei veleni"
Una lettera choc firmata da infermieri e tecnici accusa il primario calabrese: «Clima di terrore in sala operatoria»
L’eccellenza della cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi trema sotto il peso di un’inchiesta che, di ora in ora, si arricchisce di dettagli inquietanti. Non c'è pace per il presidio sanitario campano: mentre la magistratura scava nelle cartelle cliniche per accertare le cause del decesso del piccolo Domenico Caliendo, emerge un quadro di profondo malessere interno che dipinge il reparto come una polveriera pronta a esplodere.
Al centro dello scontro non ci sono solo i protocolli medici, ma un documento datato 27 gennaio che pesa come un macigno. Si tratta di una missiva inviata ai vertici dell’Azienda Ospedaliera dei Colli e alla direttrice generale Anna Iervolino, firmata in modo compatto da infermieri, operatori socio-sanitari (OSS) e tecnici di sala operatoria.
Il testo, reso pubblico dall’avvocato Francesco Petruzzi (legale dei Caliendo), denuncia una «situazione di estrema gravità» che comprometterebbe non solo il benessere del personale, ma la stessa sicurezza dei piccoli pazienti. Gli operatori parlano apertamente di una gerarchia "medico-centrica" e di una comunicazione totalmente assente.
Le accuse dirette al primario Guido Oppido – attualmente indagato per omicidio colposo insieme ad altri colleghi – sono pesanti. Secondo quanto riportato dagli operatori, il chirurgo avrebbe instaurato un clima caratterizzato da urla sistematiche e linguaggio denigratorio, umiliazioni pubbliche delle competenze del personale comportamenti tali da inibire il necessario scambio di informazioni durante gli interventi.
Il risultato? Un’équipe allo stremo, colpita da ansia, tremori e burnout, al punto che molti dipendenti avrebbero già chiesto il trasferimento in massa.
Mentre Oppido e la collega Gabriella Farina sono stati sospesi dal servizio, il fronte legale si sposta anche sul piano deontologico. L’avvocato Petruzzi ha infatti presentato un esposto agli Ordini dei Medici di Cosenza e Benevento, chiedendo un intervento del presidente nazionale Anelli.
L'accusa riguarda la gestione della comunicazione con i genitori: secondo il legale, ai familiari di Domenico non sarebbe stato comunicato tempestivamente l'esito negativo del trapianto. «Un fatto che va sanzionato disciplinarmente a prescindere dall'esito dell'inchiesta penale», ha ribadito l'avvocato.
Dal canto suo, Guido Oppido rispedisce le accuse al mittente. In un recente intervento televisivo su Rai 3, il cardiochirurgo ha rivendicato con forza il proprio operato: «So di aver fatto le cose bene, sono io la vittima. Ho dedicato undici anni della mia vita a operare i figli degli altri».
