Presero a calci e pugni il figlio di un giudice di Catanzaro, 4 indagati
Prima le parole dai toni accesi, poi gli insulti e infine le botte, i calci e i pugni. Una lite degenerata in una vera e propria aggressione in un noto locale della movida del quartiere marinaro, dove un gruppo di giovani si sono scagliati contro il figlio di un giudice del Tribunale di Catanzaro, provocandogli una serie di ferite. Un fatto su cui la Procura di Salerno, competente per territorio, ha chiuso il cerchio nei confronti di quattro indagati. Si tratta di Giovanni Zangari, 19 anni; Cristian Paonessa, 20 anni; Loredana Ferraro, 21 anni e Andrea Serafino, 20 anni, accusati a vario titolo, di lesioni aggravate e minacce. La vicenda risale alla sera del 17 agosto dell’anno scorso, all’interno della discoteca, c’erano molti giovani intenti a ballare, poi una lite, a cui si sono susseguiti una serie di spintoni reciproci: Zangari, Paonessa e Ferraro, in concorso con un minorenne, rispetto al quale si procede separatamente, secondo la ricostruzione fornita dalla Procura salernitana, nell’avviso delle conclusioni delle indagini preliminari, hanno preso a pugni, a calci e a testate il figlio del giudice, 21 anni, di Catanzaro, provocandogli un “trauma cranico facciale con ferita lacerocontusa allo zigomo sinistro, lesioni personali, giudicate guaribili in dieci giorni”.
Fare minaccioso. Una rissa che ha generato il caos nel locale. Sul posto, all’epoca dei fatti, i carabinieri, delegati alle indagini e l’ambulanza. Una vicenda, che ha avuto un seguito nei giorni successivi, con esattezza il 19 e il 21 agosto. Zangari, Paonessa e Serafino, in concorso con un minorenne, si sono presentati in orari notturni “nei luoghi frequentati dalla vittima, che accortosi della loro presenza fuggiva, adottando comportamenti idonei a generare nella parte offesa il timore di subire un danno grave e ingiusto”. Fin qui le ipotesi di accusa, di fronte alle quali gli indagati avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati, depositare memorie e compiere ogni atto utile per l’esercizio del diritto di difesa, prima che il titolare del fascicolo vada oltre con una richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione. (g. p.)
