’Ndrangheta, sequestro ed estorsioni: ridotte le pene in Appello per gli imputati (NOMI)
Il collegio giudicante ha recepito gli accordi tra accusa e difese. Le motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane e chiariranno nel dettaglio le ragioni della riformulazione della sentenza
La Corte d’Appello di Torino ha rivisto oggi, 3 giugno, le condanne nell’ambito di un procedimento che ruota attorno a ipotesi di estorsione, violenze e altri reati aggravati dal metodo mafioso, riducendo sensibilmente la pena nei confronti di Giacomo Lo Surdo, ex figura di riferimento del tifo organizzato bianconero.
Per Lo Surdo la pena è stata rideterminata in un anno e sette mesi di reclusione, rispetto ai quattro anni stabiliti in primo grado. La decisione arriva dopo che i giudici hanno accolto l’accordo tra procura e difesa, rappresentata dall’avvocato Domenico Peila.
Nel medesimo procedimento la Corte ha confermato le condanne per altri imputati coinvolti nell’inchiesta: quattro anni di reclusione per Antonio Masotina e Salvatore Spera, mentre per Gregorio Voci è stata disposta una pena di un anno e quattro mesi, senza il riconoscimento delle attenuanti generiche.
L’indagine, coordinata dalla sostituta procuratrice Manuela Pedrotta, ha ricostruito una serie di episodi di intimidazione e violenza che, secondo l’accusa, sarebbero stati messi in atto nell’ambito di rapporti legati anche a contesti imprenditoriali e alla gestione di eventi e attività commerciali nel territorio torinese.
Al centro del fascicolo anche i rapporti con l’imprenditore Francesco Ferrara, organizzatore di eventi e manifestazioni, già condannato in primo grado, che secondo la ricostruzione investigativa avrebbe intrattenuto legami con soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata.
Tra gli episodi contestati figura anche un grave sequestro di persona ai danni di un agente commerciale, che secondo l’accusa sarebbe stato minacciato e aggredito nel contesto di una controversia economica. Un quadro accusatorio che descrive un clima di intimidazione e violenza sistematica, aggravato – secondo i giudici di primo grado – dall’utilizzo di modalità tipiche della criminalità organizzata.
Per Lo Surdo, già coinvolto in precedenti procedimenti legati alle inchieste “Factotum” e “Minotauro”, la nuova sentenza si inserisce in un cumulo di pene complessivo che supera i tredici anni di reclusione, in parte già scontati. L’ex capo ultras si trova attualmente detenuto nel carcere di Voghera.
Le motivazioni della decisione saranno depositate nelle prossime settimane e chiariranno nel dettaglio le ragioni della riformulazione della pena da parte dei giudici d’appello.
