Fiumi di marijuana importati dall'Albania dai clan vibonesi, inchiesta chiusa per 17 indagati
Si tratta dell'operazione "Stammer 2", effettuata dalla Guardia di Finanza in esecuzione di un provvedimento della Dda di Catanzaro
Avviso di conclusione indagini per 17 dei 46 indagati nell'ambito dell'operazione denominata "Stammer 2" che portò all'arresto di 25 persone, eseguito dalla Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro con l'obiettivo di disarticolare una presunta organizzazione che avrebbe importato circa cinque tonnellata di marijuana dall’Albania.
I nomi. L'avviso riguarda le persone la cui posizione è stata stralciata perché non era possibile procedere con il rito immediato cautelare. Si tratta di Fortunato Baldo, nato a Soriano Calabro il 13.02.1995 (difeso dall'avvocato Anna Maria Pisano); Melina Cannatà, nata a Vibo Valentia il 20.07.1971 (avvocato Giovanni Vecchio); Francesco Fiarè, nato a Vibo Valentia il 30.03.1980 (avvocati Sergio Rotundo e Giuseppe Monardo); Ippolito Andrea Fortuna, nato a Taurianova (RC) (avvocato Giovanni Vecchio); Elvis Hajdini, nato a Vlore (Albania) il 04.02.1993, latitante; Fortunato Loschiavo, nato a Mileto il 7.03.1971 (avvocato Anna Maria Pisano e Diego Brancia); Francesco Paladino, nato a Cinquefrondi (RC) il 19.10.1991; Salvatore Paladino, nato a Rosarno (RC) il 27.01.1959; Massimo Pannaci, nato a Vibo Valentia il 20.06.1967; Giuseppe Vittorio Petullà, nato a Mileto (VV) 1'01.10.1958; Michell Vincenzo Piperno, nato in Germania il 08.03.1982 (avvocato Ivan Colciago); Giuseppe Pititto, nato a Vibo Valentia 1'08.02.1992; Pasquale Pititto, nato a Mileto (VV) il 31.12.1968; Salvatore Pititto, nato a Mileto (VV) il 02.12.1968 (avvocati Giovanni Marafioti e Francesco Sabatino); Antonio Massimiliano Varone, nato a Vibo Valentia il 05.05.1975; Claudio Tortora, nato a Vibo Valentia il 28.03.1990 (avvocato Francesco Schimio9; Oksana Verman, nata in Ucraina (EE) il 23.11.1976, collaboratrice di giustizia.
L’operazione denominata “Stammer 2-Melina” rappresentò l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dai militari della guardia di finanza del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro, con il supporto del Servizio centrale investigazione criminalitàoOrganizzata (Scico) di Roma e coordinata dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, dal Procuratore aggiunto, Giovanni Bombardieri, e dal sostituto procuratore, Camillo Falvo. Nel blitz sono stati impiegati oltre 150 finanzieri, con l’ausilio di unità Antiterrorismo Pronto Impiego, di unità cinofile e della componente aeronavale del Corpo, per l’arresto di 25 soggetti (18 in carcere e 7 agli arresti domiciliari indagati a vario titolo in traffico internazionale di stupefacenti) tra Calabria, Puglia, Sicilia, Lazio, Toscana, Lombardia e Albania e l’esecuzione di numerose perquisizioni.
Stammer 2. L’operazione nacque da uno stralcio della nota operazione “Stammer”, con cui erano state già colpite, nel mese di gennaio dello scorso anno, le ‘ndrine del vibonese solitamente impegnate nel business della cocaina, e costituì un ampliamento delle indagini che hanno dimostrato come i trafficanti calabresi, fiutando la possibilità di ottenere a facili guadagni, investivano ingenti capitali in un imponente traffico di marijuana. L’attività documenta proprio come le potenti ‘ndrine vibonesi sono entrate in affari con i narcos albanesi, partner di provata efficienza, che, ad oggi, si possono considerare i più importanti produttori di marijuana del continente, vantando basi logistiche praticamente in tutta Europa. Le indagini hanno, di fatto, consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, basata su un accordo criminoso tra le ‘ndrine Fiarè di San Gregorio d’Ippona, Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto, Anello di Filadelfia e Franzè di Stefanaconi, tutte collegate alla più nota ed egemone cosca dei Mancuso di Limbadi.
Le ‘ndrine vibonesi e i narcos albanesi. Secondo l’accusa i clan calabresi erano assolutamente a loro agio nel contrattare con i potenti “cartelli albanesi” l’importazione, in poco meno di tre mesi, di circa cinque tonnellate di marijuana, in grado anche di saltare l’intermediazione delle compagini delinquenziali brindisine, storicamente “in affari” con i narcos di stanza nel Paese delle Aquile. Il sodalizio criminale calabrese, se in una prima fase sfruttava gli oramai collaudati rapporti, intessuti nel tempo, tra i trafficanti brindisini ed i produttori albanesi, una volta reperiti i contatti ed aver acquisito la fiducia dell’organizzazione albanese, riusciva, senza alcuna difficoltà, a scavalcare gli
intermediari pugliesi per contrattare direttamente con i fornitori. Secondo gli illeciti progetti, una volta raggiunte le coste pugliesi, i carichi di marijuana sarebbero stati divisi in più partite, pronte per essere cedute sulle molteplici “piazze” dislocate su gran parte del territorio italiano. I verbali dell'operazione e delle intercettazioni sono depositati per venti giorni nel corso dei quali i difensori potranno esaminarli ed ascoltare le registrazione, presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione e i diretti interessati potranno presentarsi per rilasciare dichiarazioni spontanee all'autorità giudiziaria
