Si è concluso con due condanne, ma con un importante declassamento delle accuse, il processo con rito abbreviato a carico di due uomini di Strongoli, accusati di aver tentato di estorcere denaro a un imprenditore edile del luogo. Il Gup del Tribunale di Catanzaro ha inflitto 6 anni di carcere a Giuseppe Mario Fazio (55 anni, noto come "Peppe a mafia") e 4 anni a Francesco Serra (33 anni).

L'elemento chiave della sentenza risiede nell'esclusione dell’aggravante mafiosa. Il giudice ha infatti respinto l'ipotesi sostenuta dal pm della Dda, Elio Romano, secondo cui i due avrebbero agito per agevolare la locale cosca dei Giglio.

L'indagine era scattata a seguito del coraggio dimostrato dal titolare di una ditta di costruzioni di Strongoli, che non aveva esitato a denunciare le pressioni subite. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i tentativi di estorsione si sarebbero consumati in un arco temporale ristretto, tra il 26 novembre e il 12 dicembre 2024.

Gli arresti, eseguiti dai Carabinieri il 31 gennaio 2025, erano stati il culmine di un'attività investigativa lampo. Fondamentali per incastrare i due imputati sono state le riprese dei sistemi di videosorveglianza, che hanno permesso ai militari dell'Arma di cristallizzare i contatti e le modalità con cui veniva richiesto il pagamento del "pizzo".

Nonostante il mancato riconoscimento della matrice mafiosa nell'operato dei due, le pene inflitte restano significative per il reato di tentata estorsione. La difesa ha puntato molto sul rito abbreviato per ottenere lo sconto di un terzo della pena, riuscendo nel contempo a far cadere l'aggravante del metodo mafioso che avrebbe comportato sanzioni molto più severe. Per i due si aprono ora le porte della detenzione, mentre la vittima vede riconosciuta in sede giudiziaria la validità della propria denuncia.