'Ndrangheta: "Romanzo criminale" a Vibo, acquisiti i verbali di due pentiti
Il Tribunale non li ascolterà in aula ma utilizzerà le loro dichiarazioni. Il 23 novembre deporrà Loredana Patania. Giuseppe Giampà accusa Andrea Mantella e un imprenditore
di GIUSEPPE BAGLIVO
Acquisizione delle dichiarazioni già rese agli inquirenti da due collaboratori di giustizia sentiti a verbale. Per altri due, invece, il pm della Dda di Catanzaro Marco Mancuso produrrà i verbali nel corso della prossima udienza fissata per il 23 novembre. Questo quanto deciso nel corso del processo nato dall'operazione denominata "Romanzo criminale" contro il clan Patania di Stefanaconi in corso dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia.
Il 23 novembre il pm produrrà quindi al Tribunale le dichiarazioni rese a suo tempo dai collaboratori di giustizia Rosario Michienzi e Gerardo D'Urzo, entrambi di Sant'Onofrio e deceduti, protagonisti di quella passata alla storia come la "Strage dell'Epifania" del 1991 quando nella piazza principale del paese un commando del clan Petrolo-Bartolotta-Matina uccise due persone innocenti lasciandone a terra ferite altre 9 nell'ambito dello scontro con il clan Bonavota.
Acquisite, invece, le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Angelo Cortese di Cutro il quale ha dichiarato agli inquirenti di aver ricevuto in Lombardia, a San Giorgio Legnano, unitamente ad altri esponenti dei clan, la visita di tre o quattro fratelli "di Vibo di cognome Patania, anche se non ricordo di preciso il loro paese ma si sono presentati come 'ndranghetisti". Cortese aggiunge poi di ricordare che tali fratelli si sono presentati come "originari di Piscopio di Vibo Valentia, mettendosi a disposizione del Locale come famiglia autonoma di 'ndrangheta".

Giuseppe Giampà accusa Andrea Mantella. Il pm della Dda di Catanzaro, Marco Mancuso, ha poi depositato, ed il Tribunale di Vibo acquisito, un verbale reso agli inquirenti il 25 gennaio 2013 dal collaboratore di giustizia Giuseppe Giampà (in foto a sinistra) di Lamezia Terme, al vertice dell'omonimo clan, ma soprattutto figlio di Francesco Giampà, alias "Il Professore", patriarca e fondatore della cosca omonima con "base operativa" a Nicastro. Giuseppe Giampà ha delineato agli investigatori i rapporti intercorsi negli anni fra Andrea Mantella ed i Lo Bianco di Vibo, spiegando anche la loro evoluzione. Da uomo del boss Carmelo Lo Bianco, detto "Piccinni", sino al 2003, Andrea Mantella dal 2004 in poi - ad avviso del collaboratore di giustizia Giampà - si sarebbe reso autonomo dai Lo Bianco, avvicinandosi ai Bonavota di Sant'Onofrio ed ai Vallelunga di Serra San Bruno. Sul punto le dichiarazioni di Giuseppe Giampà sono state confermate dallo stesso Andrea Mantella che dal 4 maggio collabora con la giustizia. Anche Giampà ha raccontato infatti che il motivo di "rottura" fra Andrea Mantella e i Lo Bianco sarebbe legato alla gestione dei soldi delle estorsioni nella città di Vibo Valentia, con i Lo Bianco che avrebbero versato una percentuale dei proventi illeciti ai Mancuso di Limbadi, scelta non condivisa da Mantella. "Sono a conoscenza di questi fatti - ha spiegato Giampà agli inquirenti - perchè Andrea Mantella è mio parente in quanto la sorella Liberata era sposata con mio zio Pasquale Giampà, deceduto, mentre altra sorella di Mantella è sposata con Nuccio che è colui il quale portava a noi Giampà i proventi estorsivi della Snai".

"A partire dal 2005 - prosegue Giuseppe Giampà - Andrea Mantella ha cominciato a scalzare i Mancuso da Vibo, iniziando a prendere tutte le estorsioni. Su Vibo ha creato un gruppo di cui era a capo, con l'avallo dei Bonavota e dei Vallelunga. Tra i soggetti legati ai Manucuso a Vibo - continua il collaboratore di giustizia lametino - vi è tale Mario Artusa che io conosco personalmente e che ha negozi di abbigliamento su Vibo e Lamezia. Proprio perchè soggetto legato ai Mancuso, costui è stato destinatario da parte di Mantella Andrea di una serie di danneggiamenti. So di tali circostanze - riferisce Giampà - per come riferitomi da Mario Artusa che è mio amico. In particolare so di alcuni danneggiamenti ad autovetture che Artusa poi portava a Lamezia per riparare dal carrozziere. Anche Antonio "Bandana" mi ha riferito di continui danneggiamenti che Mantella effettuava nei confronti di Artusa". Giuseppe Giampà riferisce infine di aver saputo che il figlio di uno degli esponenti di vertice della "famiglia" Mancuso sarebbe stato pubblicamente schiaffeggiato da Andrea Mantella o Francesco Scrugli. Episodio che avrebbe destato "un certo interesse, atteso che negli ambienti criminali - conclude Giampà - sono cose che non si fanno in pubblico".

Queste le dichiarazioni di Giuseppe Giampà acquisite nel processo "Romanzo criminale". Sarà il pubblico ministero nelle prossime udienze a spiegarne l'utilità ai fini dell'impalcatura accusatoria contro i Patania di Stefanaconi.
Gli imputati. Ad essere accusati del reato di associazione mafiosa sono: Giuseppina Iacopetta, ritenuta al vertice della cosca dopo l’uccisione del marito, Fortunato Patania, freddato nel settembre 2011 durante la faida con i Piscopisani; i figli Salvatore, Saverio, Giuseppe, Nazzareno e Bruno Patania; Andrea Patania; Cosimo e Caterina Caglioti; Nicola Figliuzzi; Cristian Loielo; Alessandro Bartalotta; Francesco Lo Preiato; Ilya Krastev. L’ex maresciallo dei carabinieri, già alla guida della Stazione di Sant’Onofrio, Sebastiano Cannizzaro, è invece accusato di falso e concorso esterno in associazione mafiosa. Tale ultimo reato viene contestato anche a don Salvatore Santaguida, parroco di Stefanaconi.

In basso da sinistra verso destra: Giuseppe Patania, Bruno Patania, Andrea Patania, Cosimo Caglioti
