Molti sindaci stanno firmando le proroghe ma restano i dubbi a fronte delle ragioni della Regione. Intanto la visita dell'on. Censore a Monterosso ha scatenato la polemica

Le firme i sindaci hanno iniziato a metterle, ma restano i dubbi e tante perplessità. Perché a preoccupare soprattutto i piccoli centri è la copertura finanziaria per questi lavoratori dello Stato che, da vent'anni sono in servizio negli uffici, ma che, di fatto, non sono mai stati stabilizzati e sono andati ad aumentare il bacino del precariato. Questioni di lavoro che si mescolano alla politica e, così ancora una volta, a dettare i tempi sembra essere il nuovo appuntamento elettorale che "mescolato" alla riforma della pubblica amministrazione diventa una miscela esplosiva. Una miscela che si combatte a "colpi" di social network e solidarietà. Tra selfie e massime che sono sempre di moda... E naturalmente in scena ancora una volta c'è la guerra tra poveri. Quanti si affidano alla politica, quanti sono pronti a cogliere nuove promesse, ma anche i disillusi che dalla politica si aspettano strategie per il futuro. Perché il precariato ha stancato molti e il lavoro è altra cosa, non solo una "promessa" elettorale.

Nel Vibonese. Così da una parte all'altra della Calabria gli ex Lsu-Lpu sono in agenda a "movimentare" i palazzi municipali. Un fine anno contrassegnato da proteste e occupazioni, da scontri e polemiche, non ultima quella che nel Vibonese sui social ha visto protagonisti il sindaco di Monterosso e il deputato del Pd Bruno Censore (foto tratte dal profilo facebook del deputato) che si era recato in visita dai lavoratori di Monterosso che avevano occupato il Comune – dove il sindaco ha firmato ieri ma manifestando tutto il suo scetticismo – annunciando che avrebbe passato il Capodanno con i lavoratori.

I Comuni. Giornate convulse quelle appena trascorse con i lavoratori sul piede di guerra da una parte all'altra della provincia. La situazione più difficile a Pizzo e Monterosso, dove rispettivamente ad attendere risposte erano 47 e 15 lavoratori. A Pizzo, alla fine, si è risolto tutto ieri e dopo il tentativo di occupazione in mattinata, nel pomeriggio è arrivata la firma della proroga. Così, anche a Monterosso dove anche ieri alla fine è stata sottoscritta la proroga dei contratti. Ad annunciarlo lo stesso sindaco Antonio Lampasi che, nei giorni scorsi, aveva espresso tutte le sue perplessità anche in considerazione delle difficoltà economiche del piccolo Comune. In ogni caso, comunque, ha deciso di farsi carico di quelle 15 famiglie, il cui destino è legato a questa proroga.

I dubbi. Oltre alle difficoltà economiche degli enti che, con l'aggiunta di questi lavoratori in organico rischiano il default, l'altro dubbio espresso da più parti è proprio sulle previsioni della riforma Madia in merito alla stabilizzazione dei lavoratori al superamento dei 36 mesi di contratto. Una responsabilità che, insomma, i sindaci – da ieri in seduta permanente negli uffici regionali con la richiesta di convocazione di un consiglio regionale urgente - si stanno sentendo tutta sulle spalle e per la quale chiedono chiarimenti e garanzie alla Regione.

Il dietrofront. In tal senso, il sindaco del Comune di Arena insieme alla Giunta - uno dei primi firmatari - non ha esitato a fare un passo indietro ieri sospendendo la la delibera in attesa di nuove disposizioni; mentre dal canto suo Dasà – dove i lavoratori si sono riuniti in assemblea permanente - ha deliberato l'intenzione di avviare la stabilizzazione, previa verifica delle possibilità economiche. In questa direzione, sembrerebbe si stia muovendo anche Acquaro.

La nota di Oliverio. Un'altra nota di rassicurazioni del governatore Oliverio, ieri sera, è giunta dall'ufficio stampa della Giunta regionale sulla contrattualizzazione Lsu/Lpu. In merito alla Legge n. 147/2013, che stabilisce il processo di contrattualizzazione a tempo determinato per cinquemila Lsu/Lpu calabresi e la proroga dei termini dei contratti per il 2018, al fine di tranquillizzare ulteriormente i sindaci e garantire il lavoro a quanti sono interessati, il presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio, ha diffuso una ulteriore nota integrativa il cui testo è il seguente: “Facendo seguito alle note Prot. Siar n. 398046 del 22/12/2017 e Prot. Siar n. 400934 del 28/12/2017, si ribadisce la volontà della Regione ad assumere le iniziative necessarie alla costruzione di percorsi coerenti con le vigenti disposizioni legislative, anche attraverso l’apertura di un confronto con i Ministeri competenti ed una proposta di Legge che la Giunta regionale proporrà per l’approvazione al Consiglio, con l’obiettivo di incentivare il pre-pensionamento ed ipotesi di mobilità territoriale a favore dei lavoratori contrattualizzati, tenendo conto delle specifiche condizioni dei comuni e degli enti interessati”.

I precari della Regione. Se, insomma, Oliverio punta a creare "percorsi" restano i dubbi dei sindaci. Così come quelli dei precari della stessa Regione. Sono in tanti, infatti, a quanto pare ad essere rimasti "fuori". Lavoratori co.co.co. e con contratti a tempo determinato che con un colpo di "spugna" sono stati "cancellati". A fine anno, infatti, scadevano i contratti dei precari e negli ultimi giorni "mescolate" le carte qualche cosa pare sia successa. Ancora è tutto da vedere ma la certezza è che quella che si è scatenata in Calabria è una guerra tra poveri. Coloro che pagano più di tutti il caro prezzo del lavoro dove la parola d'ordine è precariato. Anche questi precari, comunque, hanno deciso di mobilitarsi. Anche loro, forse, rivolgeranno un appello al Brunello della Certosa. Chissà che un miracolo avvenga anche per loro. E miracoli prima di Pasqua potrebbero anche accadere, nella speranza che dopo la Resurrezione non svanisca tutto...