Coronavirus a Vibo, Talesa: "Gli operatori sanitari intervengono sempre in sicurezza"
Negli ultimi giorni è stata sollevata da più parti, nel Vibonese, la polemica in merito alla mancanza dei dispositivi di protezione individuale (DPI) per gli operatori sanitari. Da diversi fronti si sono mosse accuse e denunce nei confronti dell'Asp, del Comune, della Regione, e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo quindi contattato il direttore dell'area centrale del 118 e referente vicario della maxi-emergenza della sanità regionale, dottor Antonio Talesa, per farci spiegare nel dettaglio qual è la situazione in provincia di Vibo.
È vero che mancano i dispositivi? Talesa ha voluto in primo luogo precisare che si tratta di una carenza di dispositivi, non una mancanza. E che la colpa non è né dell'Asp né delle varie istituzioni: "Sono le forniture che tardano ad arrivare alla Protezione civile, che è anch'essa in affanno. La scarsità purtroppo è legata a un problema di approvvigionamento nazionale, dipende dalla lentezza della produzione per una aumentata richiesta a livello internazionale". In questo momento di emergenza sanitaria, quindi, la domanda è di molto superiore all'offerta, con un'inevitabile difficoltà in cui si trovano le aziende che producono i vari dispositivi.
Nessun operatore interviene senza protezione. A causa di questa carenza di materiale tutto ciò che arriva, anche all'Asp di Vibo, deve essere distribuito "con una certa oculatezza". Ma, sottolinea Talesa, "nessun operatore fa interventi privo di dispositivi di protezione" e in ogni caso "tutto ciò che arriva viene immediatamente distribuito in primis agli operatori in prima linea e poi a quelli che sono in seconda linea". La polemica degli ultimi giorni appare quindi strumentale, in quanto l'Azienda sanitaria provinciale sta facendo un grande lavoro impegnandosi incessantemente notte e giorno: "In particolare il commissario straordinario, dottor Giuseppe Giuliano, si sta impegnando in prima persona, lavorando senza sosta da mesi, per reperire tutti i dispositivi necessari". Ed è grazie a questo grande lavoro, anche da parte della task force che "vigila continuamente sul territorio", che al momento gli ospedali del Vibonese hanno il materiale necessario.
Lavoro capillare a Vibo. "A Vibo si sta facendo un lavoro capillare, il dipartimento di prevenzione sta facendo un lavoro mastodontico". Nello specifico, ci informa, nelle ultime ore si sta monitorando con attenzione la situazione a Serra San Bruno, dove i casi al momento sono sempre quattro ma si attende l'esito di diversi tamponi. E la situazione dei posti letto in terapia intensiva? "Nella provincia di Vibo abbiamo attivato 5 posti di rianimazione Covid, che all'occorrenza possono diventare 11, per coloro che hanno bisogno di essere intubati". E se a primo impatto potrebbero sembrare pochi, si cambia subito idea se si pensa che avere questo numero di posti in rianimazione "vuol dire averne più di Milano, in proporzione al numero di abitanti".
Restate a casa. "I cittadini spesso disattendono le prescrizioni che noi gli diamo. Ci capita di incontrare le stesse persone che nell'arco della giornata si recano dieci volte in negozio per comprare un alimento per volta". Un comportamento che, anche se può sembrare innocuo, contrasta l'unica arma che abbiamo per ridurre il contagio: "Invito tutti i cittadini a restare a casa - conclude Talesa - è l'unico sistema, l'unica soluzione che abbiamo per non diffondere l'infezione". (a.s.)
