Sul fronte dl lavoro vero nulla succede. Nulla accade. La Calabria continua ad essere l’estrema periferia d’Europa. Un lembo di terra condannato all’attesa perenne del nuovo giorno che non arriva. Ed in questi ultimi mesi ad aggravare sempre di più la situazione si è messo in mezzo anche il Covid-19.

Di pari passo le chiacchiere continuano il loro corso regolare anche in teleconferenza esattamente come accadeva dal vivo, nei tempi normali, nelle sale degli Hotel e non solo dove dai tavoli le parole a go go sui piani di sviluppo del territorio - con le conseguenti , sbandierate ai quattro venti ,ricadute occupazionali - sgorgavano e sgorgano facili dalle solite e dalle nuove facce di bronzo di questo nuovo tempo. Uno “stillicidio” di frasi fatte e di dichiarazioni di impegno, con tanto di “cabine di regia”, utilizzate dagli inconcludenti portatori di nuove idee, da sotto il “vestito niente”, per mettere fumo negli occhi del popolo governato.

Quello che manca dalle nostre parti è, come al solito, la sostanza delle cose. Ed in questo caso il lavoro vero che dona vita, libertà e serenità. Quel lavoro che da sempre la stragrande maggioranza dei calabresi normali e onesti - che non sono ricchi, che non hanno santi in paradiso e che non hanno nessuna intenzione di andare a braccetto con la mafia e con i loro lugubri rappresentanti territoriali - cercano, chiedono e bramano. Il resto, se non si è in grado di produrre occupazione e benessere, è solo commedia. Commedia alla calabrese.