Droga e armi, un binomio forte come Calabria e Lombardia. E sì, perché con l’inchiesta “Metropoli” che ha permesso di arrestare 13 persone componenti di un gruppo, è stata accertata l’attività criminale. Non è bastato, infatti, utilizzare sistemi criptati per aggirare le intercettazioni. Tra gli arrestati figura anche Davide Flachi, figlio di un noto boss della Comasina, Giuseppe detto “Pepè”, deceduto alcuni mesi fa. Per il gip milanese Livio Cristofano, però, Flachi «è pericoloso» e per questo ha confermato il carcere così come per altri nove indagati, mentre ha disposto i domiciliari per due dei 13 fermati, Massimo Molteni e Marco Iazzani.

Grazie alle chat intercettate, violando i sistemi criptati Sky Ecc, gli investigatori sono riusciti a ricostruire non solo le attività legate all’acquisto e allo spaccio di droga, ma hanno accertato anche come l’associazione criminale fosse in possesso di pistole e fucili d’assalto. Nel marzo 2021 è stato possibile ricostruire la fase in cui lo stesso Flachi si era attivato per acquistare ben cinque Ak-47, meglio noti come Kalashnikov, da un gruppo criminale di origini slave, come riportato dal Corriere della Calabria. «Questo ci porta tutto quello che vogliamo. È un amico di mio padre», dice in una conversazione. Ed effettivamente il padre Pepè, come già era emerso nel 2013 con l’operazione “Grossich” della Guardia di Finanza di Milano, aveva avviato una collaborazione proficua con Milutin Tiodorovic, originario dell’attuale Serbia e Montenegro.

Fra i fermati nell’inchiesta c’è anche Santo Crea, 44enne originario di Melito Porto Salvo. È il luglio 2020 quando gli inquirenti riescono ad intercettare i messaggi scambiati con un soggetto rimasto sconosciuto il cui nickname era “Augusto”. Nel corso della conversazione quest’ultimo invia alcune foto che ritraggono un Ak-22 e una pistola. Crea si attiva subito per piazzare le armi a favore di un’altra persona il cui nickname era “Louis Vuitton”, anch’essa rimasta ignota, già in trattativa con Crea per la fornitura di alcuni chili di droga. «Buona sera - scrive Crea - vi interessano?». «Buona sera compà - risponde - Non me lo portate uno, che lo diamo al pazzo per andare in guerra?». L’appuntamento è per il giorno seguente. «Compà me le girate le foto? È arrivato il pazzo così gliele faccio vedere», scrive “Louis Vuitton” a Crea, che risponde: «Ok. Dategli un bacio da parte mia», risponde inviando contestualmente le immagini.

Il 23 luglio 2020, riporta ancora il Corriere della Calabria, Crea appare ancora interessato alla compravendita di armi. Conversando sulle chat criptate con un tale “Jos Ram-Rocco”, infatti, chiede: «Vedi se hanno dei Kalashnikov da vendere che li vuole il parente. Ce li paga subito, mi ha detto». Il successivo scambio di messaggi fa intuire che l’accordo sia stato raggiunto, ma che servirebbe un posto dove celare le armi. Ad agosto e settembre 2020 i due tornano a scriversi: «Senti hanno un mitra, un fucile a pompa e una 22. Vogliono 3.500 tutto, con tutti i colpi», scrive Santo Crea.